DOMENICA, 4 MAGGIO 2008 LLA CONTESTAZIONE. UN BILANCIO PROBLEMATICO LEGGERE RICOSTRUZIONE – LA STORIA DEL RAGAZZO BRUCIATO DALLE MOLOTOV 13 Con l’«Angelo azzurro» finiscono anche i sogni «Una giovinezza che l’avvenire inquieta troppo spesso». «Stampa: non inghiottire». «Annegano le conquiste, salgono i profitti»: accanto all’analisi politica emerge dai manifesti del Maggio francese un’inquietudine più profonda. A destra: il primo manifesto del ’68 e, sotto, quello «storico» degli studenti torinesi all’occupazione di Palazzo Campana nell’autunno ‘67. Trent’anni fa, il 1° ottobre 1977, un «commando» terroristico, staccatosi da un corteo studentesco di Lotta Continua e dell’Auto- pieni di molotov. La mancata verità su «L’Angelo Azzurro» non chiama in causa soltanto la debolezza degli appa- Attraverso i manifesti parigini passa la contestazione al «potere costituito» e al sistema capitalistico: ma anche una riflessione critica sul ruolo non sempre limpido dell’informazione ROTAGONISTA DEL MOVIMENTO CATTOLICO TORINESE con san Gregorio ra di Storia bizanettere. Nel 1976 gli dra di Storia della zione classica. Ha la traduzione dele epistolografica il Giovane per la fia dello stesso Pliemia delle Scienze erazione della sua ta conoscenza deli latini, gli è stato re all’Enciclopedia lla Oraziana edite lla letteratura crinrico eccelle per ità, da Clemente Cipriano, da SanGirolamo, da San o a Sant’Agostio, primo vescovo di Torino, a Isidoro di Siviglia e a San Gregorio di Nazianzo, teologo greco, poeta e asceta. Seguendo gli insegnamenti del fondatore dei Fratelli delle Scuole Cristiane, san Giovanni Battista de La Salle, fratel Enrico non ha trascurato il suo impegno di maestro e educatore, una missione di cui parla ad esempio nel volume «Insegnare è impegnativo e bello» (Rivista Lasalliana, 2005), in cui dà suggerimenti didattici su come tenere lezioni nelle varie discipline indicate dai programmi ministeriali. Ultimo, ma non meno importante, l’impegno civile di fratel Enrico. Quasi in contemporanea con l’iniziativa dei Gesuiti padre Sorge e padre Pintacuda, gli ispiratori della cosiddetta «primavera palermitana», ha fondato a Torino (1987) la Scuola di formazione Socio–politica «De Gasperi»: «È una scuola politica non partitica – precisa fratel Enrico – non un’accademia di discussioni astratte, ma un luogo dove si riflette sull’uomo come persona e come cittadino, per sottrarlo a immotivate spinte verso l’insoddisfazione e la depressione e indurlo a una fattiva operosità per il bene comune». L’hanno frequentata personaggi che hanno poi assunto importanti incarichi amministrativi o politici. La scuola è gratuita, dura due anni, ha lezioni con cadenza settimanale e, al termine, gli iscritti possono partecipare a un master di specializzazione. Fratel Enrico ha infine dato vita al gruppo del «Sicomoro» (indirizzato alla formazione nell’ambito dell’associazionismo cattolico) e alle lezioni «L’incontro con il capolavoro», dedicato ai grandi della letteratura mondiale. nomia, incendiava in via Po il bar «L’Angelo Azzurro» ed uccideva, bruciandolo vivo con le molotov, lo studente–lavoratore Roberto Crescenzio. È stato «un tragico errore tecnico», disse un giovane dirigente del movimento, Silvio Viale, nell’assemblea studentesca a Palazzo Nuovo che fece seguito al corteo «assassino». Il futuro ginecologo, ora leader radicale, per quei fatti sarà indagato, sconterà sei mesi di carcere preventivo e, dopo un anno di latitanza a Londra, inseguito da un mandato di cattura, verrà definitivamente prosciolto. Ma la sua tesi: «errore tecnico» campeggia come un macigno nella ricostruzione di una delle pagine più buie della stagione terroristica subalpina, compiuta da un giornalista coraggioso, fuori dal coro, Bruno Babando. Perché, trent’anni dopo, l’autore di quell’«errore tecnico» che causò una vittima innocente, è ancora sconosciuto. Ci furono condanne giudiziarie definitive (3 anni e 6 mesi per Francesco D’Ursi, Angelo De Stefano, Angelo Luparia, Alberto Bonvicini; 3 anni e 3 mesi per Stefano Della casa), ma non per l’assassinio dello studente–lavoratore. In una coraggiosa intervista a «la Repubblica» il sindaco di allora, Diego Novelli, ha accusato di omertà la «casta» dirigenziale che promosse il corteo «antifascista», perché non venne mai consentita la piena individuazione delle responsabilità (e c’era di mezzo una vita umana). Nella sua documentata inchiesta Bruno Babando indica importanti personalità odierne della politica, del giornalismo, della cultura che parteciparono al corteo, ma che non seppero rompere (per motivi da accertare) l’omertà della «casta» extra parlamentare, non consentendo a Polizia e Magistratura di compiere una «vera giustizia». Questo è un nodo politico e culturale ancora aperto, perché fa supporre l’esistenza di una potentissima lobby degli ex di Lotta Continua e dei diversi gruppi contigui. Certamente ogni persona, dopo tanti anni, ha diritto di cambiare vita, di convertirsi e riabilitarsi. Ma conversione e silenzio non vanno d’accordo. Perché ieri come oggi non è compatibile con la democrazia la partecipazione a cortei ove, notoriamente, ci sono giovani con tascapani rati dello Stato, ma anche l’effettiva coincidenza tra «pentimento» e conversione. Viene il dubbio, leggendo le 185 pagine del documentatissimo lavoro di Babando, che esiste una concezione strumentale del «potere», machiavellica: una sorta di doppio binario, ieri i cortei rivoluzionari, oggi lo sbocco istituzionale. Babando, tra tanti opportunisti e voltagabbana, fa emergere alcune figure positive, tra cui l’allora presidente del Consiglio regionale, il comunista Dino Sanlo- ritano, che ai funerali di Roberto Crescenzio, nella parrocchia di San Giulio d’Orta, pronuncia parole inequivocabili: «Come si può invocare la solidarietà – è la domanda che il primo collaboratore del card. Ballestrero rivolge a se stesso e a tutti i presenti – quando si rende impossibile la coesistenza e la costruzione in comune di un mondo migliore? Non possiamo invocare nessuna alta finalità, per comportamenti così disumani». Parole come pietre, fatte proprie da «l’Osservatore romano». Certamente non è giusto criminalizzare tutti i giovani che parteciparono al corteo, ma i «capi» potevano immaginare che l’uso delle molotov fosse un «gioco innocente»? In una società democratica l’uso della violenza non può mai essere accettato. Il ’77 – come scrive Babando – fu la tomba del ’68 perché aprì una ferita insanabile tra chi scelse la lotta armata (Br e Prima Linea) e chi, anche per la vergogna dell’atroce morte di Roberto Crescenzio, scelse il pieno ritorno nella legalità. Ma l’anno «horribilis» (con la cacciata di Luciano Lama dall’Ateneo romano, i fatti di Bologna, quelli di Torino) fu anche la premessa della spallata terroristica del ’78, con l’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta, che cancellò la prospettiva di un incontro costruttivo tra Dc e Pci, nella linea del superamento della «guerra fredda». Dalle testimonianze raccolte da Babando emerge che i protagonisti de «L’Angelo azzurro» ben poco avevano compreso del progetto politico del «compromesso storico», che pur tenacemente avversarono. Ricordano, pensando al Manzoni, la viltà di don Abbondio più che la durezza dell’Innominato: lanciano la pietra renzo, che per primo intuisce la tragedia dell’avversione terroristica e che, quindi, rifiuta la tesi dei «compagni che sbagliano», promuovendo un questionario popolare di massa contro il terrorismo; Sanlorenzo fu lucido e coraggioso: se, dopo 21 vittime, il terrorismo in Piemonte fu sconfitto, un merito specifico gli va riconosciuto. Un’analoga citazione merita il Vescovo ausiliare mons. Livio Ma- (o meglio la motolov) e scappano. Ed il grande merito di Bruno Babando è di aver ricordato a tutti che Roberto Crescenzio era una persona degna di rispetto. C.D. • B. Babando, Non sei tu l’Angelo azzurro, Marco Valerio, Torino– Roma 2008, pagine 186, 16 euro. Il libro viene presentato il prossimo 5 maggio alle 18 nell’Aula Magna di Palazzo Nuovo, via S. Ottavio, 18.
DOMENICA, 18 NOVEMBRE 2007 LIBRI 7 RITORNI – IL SUCCESSO ININTERROTTO DEGLI «SCOMODI» DI PRONZATO E DI MONS. GALBIATI Vangeli d’una volta Le prime meditazioni del dopo–Concilio, e i volumetti illustrati con l’unico «Vangelo di Gesù» «Al mio paese vivevano vecchi – allora nessuno li riconosceva come appartenenti ad una fantomatica ‘terza età’ – che non avevano mai visto il mare. Ma una volta all’anno, alle soglie dell’estate, ne sentivano parlare puntualmente in chiesa (…) Al mio paese c’era gente che aveva pallidi ricordi di scuola: ma una volta l’anno, in chiesa, il parroco faceva un sommario ripasso di aritmetica e geometria e tirava in ballo triangolo ed equivalenze sospette (uno uguale a tre). Era la domenica della Trinità, del mistero impossibile». La nonna di Pronzato, dopo aver sentito un’ottantina di volte quella predica sul triangolo e la buca nel mare di sant’Agostino, si dichiara stanca. Stanca di quel linguaggio, stanca di non capire perché il prete usi sempre gli stessi paragoni. È allora che il nipote prete comincia a coltivare l’idea di avvicinare in un altro modo i testi del Vangelo alla vita della gente. Nascono – era il 1967 – i «Vangeli scomodi», nel clima «protestatario», come si diceva allora, del dopo Concilio e che prepara il Sessantotto. Le pagine scelte da Pronzato sono appunto quelle che «il Vaticano II ci invita a riscoprire». A differenza di molte altre cose che in quegli anni si credevano fondamentali e che sono state invece archiviate e sotterrate, i Vangeli scomodi hanno tenuto. In 40 anni «unico» Vangelo. Un lavoro simile lo fece Pascal , col suo «Abrégé de la vie de Jésus-Christ». Ora il grande lavoro di mons. Galbiati e del suo gruppo di collaboratori biblici torna in una coedizione di Elle Di Ci e Istituto San Gaetano, così com’era ai tempi della «Mimep». Ancora, il Vangelo di Gesù non torna da solo: gli editori propongono in altri due volumi l’insieme del lavoro di mons. Galbiati con lo stesso metodo: e cioè una ricostruzione dell’Antico Testamento e una degli Atti degli Apostoli e delle Lettere. In questi due libri fotografie e cartine diventano ancor più essenziali perché aiutano a comprendere, a colpo d’occhio, il cammino dei Padri verso la Terra Santa; e poi la diffusione della nuova fede in tutto l’universo romano intorno il Mediterraneo. Marco BONATTI Storia del mondo, e non solo d’Europa Finalmente un lavoro non europeo. La storia del mondo, da qui, ce la insegniamo come se fosse solamente la cronaca dell’espansione della nostra civiltà – della nostra identità. Gli altri popoli del pianeta sono comprimari. Per diversi secoli nelle scuole d’Africa, Asia, America Latina i ragazzi hanno sentito parlare dei «nostri antenati, i Galli»; hanno dovuto imparare la serie dei re d’Inghilterra, e delle regine assassine come Elisabetta I, come se fosse la «loro» storia. Poi le cose sono cambiate, ma i libri no; tant’è vero che la stessa Europa, adesso che gran parte dei paesi stanno nell’Unione, non ha ancora elaborato un testo di storia complessivo che guardi non alle sole evoluzioni nazionali ma all’intero ciclo storico nello stesso ambiente geografico. Questo libro è una sfida che fa giustizia all’idea di un mondo che ha al centro l’Europa e poi il Nord America. La narrazione (perché è capace di somigliare a un racconto, più che ad un testo per la didattica) è sviluppata in modo uniforme nelle varie regioni del mondo, dall’Australia alla Cina, dall’Europa all’Asia centrale. Ed è il modo di raccontare ad essere decisivo: perché si vuole far comprendere come tutte le «storie» hanno la medesima dignità perché è quella delle persone. Leggendolo, poi, ci si accorgerà di come tanti degli «idoli» che hanno caratterizzato i rapporti fra i popoli siano fasulli, frutto di precise convenienze che vengono trasformate in ideologie e religioni per garantire il potere dei vincitori (le «razze inferiori» e dunque la schiavitù; la spartizione coloniale del mondo nella seconda metà dell’800; la guerra dell’oppio vista dalla parte della Cina, e non dell’Inghilterra…). Sfogliando il libro, ancora, si comprenderà meglio la relazione fra ciò che accade da noi e i movimenti della storia nel resto del mondo. Se è vero che la Cina ha sempre scelto, anche nei suoi periodi di maggiore sviluppo, di non arrivare mai alle frontiere d’Occidente, è altrettanto vero che i Turchi hanno tentato in più occasioni questo assalto, ripetendo quel che fecero le invasioni «barbariche» che portarono alla caduta dell’Impero romano d’Occidente. Non sappiamo se un simile testo potrebbe essere adottato nelle scuole, in cui troppo spesso ci si parla addosso sulla didattica e chi orienta davvero le scelte sono gli editori dei libri. Ma sappiamo che farebbe un gran bel servizio. Giulio ZAMBRELLI Gribaudi ne ha fatte 30 edizioni, nel frattempo la nonna di Pronzato avrà potuto spiegare personalmente a sant’Agostino che non ce l’aveva affatto col suo bambino che gioca con la sabbia e l’acqua sulla riva del mare, ma appunto con la noia di approcci sempre identici al Vangelo. La freschezza del libro di don Pronzato si ritrova appunto in questo sforzo continuo di cercare l’«altro lato del Vangelo», non per stupire e fare spettacolo, ma per ricordarsi come quel testo, quella persona, abbia da dire sempre qualcosa di nuovo alla nostra esistenza. *** E poi c’è un altro Vangelo «vecchio» e che però ha fatto sognare la Terra Santa a generazioni intere di ragazzi e ragazze, che hanno imparato a conoscere storia e vita del Le immagini di Terra Santa in tre volumi dall’Antico Testamento agli Atti Signore dalle immagini e dalle cartine di ogni pagina di quel «Vangelo di Gesù» che accompagnano il testo unificato dei sinottici e di Giovanni. È un lavoro scientifico, anche se non per specialisti: perché permette, a persone non esperte, di cogliere l’interezza del racconto evangelico; e, a chi già conosce il testo, di muoversi con maggiore facilità per fare confronti, allacciare connessi tra i sinottici e Giovanni, nello sfondo un • A. Pronzato, Vangeli scomodi, Gribaudi, Milano 2007, XXX edizione, volume rilegato, con prefazione di mons. Gianfranco Ravasi, 400 pagine, 24.50 euro. • E. Galbiati (a cura di), Il Vangelo di Gesù, 416 pagine, 8.50 euro; La storia della salvezza nell’Antico Testamento, 480 pagine, 8.50 euro; La Chiesa delle origini negli Atti degli Apostoli e nei loro scritti, 444 pagine, 8.50 euro. I tre volumi sono editi da ,ISG Elle Di Ci, Leumann 2007. • C. Brazier, Una storia del mondo come non l’avevano mai raccontata, Sonda, Casale Monferrato 2007, 214 pagine, 14.50 euro. Signora della Salette, così viva in Italia Una ricerca durata 25 anni per scoprire, conoscere, catalogare tutti i luoghi dedicati, in Italia, al culto della Madonna della Salette, apparsa ai pastori Melania e Massimino nella conca alpina tra Grenoble e la valle della Durance il 19 settembre 1846. È il lavoro di p. Umberto Paiola, religioso missionario della Salette che ha mandato alle stampe tre ponderosi volumi, documentatissimi, frutto di una ricerca durata oltre vent’anni. L’autore aveva già pubblicato altri titoli tra cui «La Salette e i giovani. Il coraggio di salire più in alto» e «In cammino con Maria. Aspetti mariaLa Madonna della Salette Torino di Babando, provincia di Milano Bruno Babando riprende un tema piuttosto sentito sulle rive del Po, il confronto con Milano. Ma non lo affronta alla maniera di Gianduja, come si fa quasi tutti i giorni sui quotidiani locali, dove non manca giorno senza una delle feste comandate dal breviario della Torino provinciale: una volta sono i grissini, un’altra il cioccolato, quella dopo il restauro del Caval ‘d brons (quante volte è stato rattoppato, Emanuele Filiberto?). Ecco, il libro di Babando parla delle miserie di Torino, ma in altri termini: con tutti i limiti di una voce che vuol essere per definizione fuori dal coro, e dunque corre il rischio di eccedere nella critica per il gusto della critica. Ma ha il merito, morale se non altro, di affrontare il tema del futuro di Torino in termini diversi da quelli in cui viene macinato dalla «cultura» dominante. Provando a chiedersi, per esempio, se la «rinascita» della città c’è davvero, malgrado l’esodo delle banche e della finanza, il deserto di classe dirigente dopo la fine del «sistema feudale» della grande Fiat. Insomma, un libro polemico, con tante uscite sopra le righe. Ma che merita attenzione. • B. Babando, Torino provincia di Milano. Da capitale a dépendence della Madonnina, Marco Valerio, Torino 2007, 254 pagine, 16 euro. Le ferite trasformate Il monaco benedettino ha già pubblicato diversi titoli per Gribaudi; il suo lavoro è incentrato sul «nodo» fisico e spirituale delle ferite e del peccato, del dolore e delle vie di guarigione. In questo interessante libretto le «icone di guarigione» sono meditazioni e approfondimenti su altrettante figure di santi, che vengono collegate con atteggiamenti mentali e dell’anima. Ed è la «storia» (il vissuto profondo, lo spessore spirituale) del santo a contenere e indicare la via per superare un problema o una tensione. Così san Cristoforo è collegato al tema «trasformare la paura dell’ignoto»; santa Caterina d’Alessandria a «il fallimento come invito a iniziare da capo»; santa Barbara «liberarsi dalle aspettative altrui». Ogni capitolo del li- ni del messaggio de La Salette». Il primo dei tre volumi si intitola «Attualità di un evento» e affronta i vari aspetti storici e contenutistici che ruotano intorno all’apparizione della Vergine a La Salette: la biografia dei due veggenti, i giovani Melania e Massimino, il «segreto» de La Salette con la dichiarazione dell’attuale vescovo di Grenoble, i canti, la poesia e l’arte, ma anche i simboli di cui è densa la comunicazione della Madonna (le lacrime, la catena, il martello e la tenaglia) e soprattutto il messaggio di Maria cui l’autore dedica numerose pagine di analisi e riflessione. I volumi secondo e terzo contengono una rassegna, regione per regione, dei luoghi di culto in Italia: 110 le parrocchie, 83 le comunità religiose. Per ogni luogho «schedato» vengono proposte immagini e cenni storici e artistici, dove presenti. «Gli obiettivi di questa pubblicazione – spiega Umberto Paiola – sono essenzialmente due. In primo luogo far conoscere a varie categorie di lettori, dai vescovi ai laici, la diffusione del culto: e poi, e più importante, diffondere il messaggio di Maria nella sua sorprendente attualità: un invito forte alla riconciliazione in Cristo, a vivere la preghiera non come meccanica formalità e ad assumere le nostre responsabilità di testimonianza nel quotidiano». Roberta MERLO In breve TESTIMONIANZA POTERE DELLE SETTE La grandezza di san Giuseppe Il «secolo di san Giuseppe» forse deve ancora cominciare, come profetizzava Jean Guitton. Lo sposo di Maria, silenzioso e forse un poco misterioso, è però da molti secoli invocato come «patrono della Chiesa universale»: a lui è lecito chiedere «tutto». Prove della devozione a san Giuseppe si trovano continuamente: e anche questo libro vuole essere un modo per far conoscere la figura di san Giuseppe, e la sua «presenza» nella società di oggi. • D. Gioana Besselva, Giuseppe sposo di Maria. Per informazioni rivolgersi all’autrice: via Colle del Vento 81 10094 Giaveno (Torino). Via da Satana. E dai «suoi» Il diavolo non esiste? Chiedetelo a Michela. Il libro, abbastanza impressionante, è la storia vera di una adepta di setta satanica che riesce a tirarsi fuori e racconta. Più che i particolari truculenti delle orge, delle messe nere, colpisce la determinazione e la capacità organizzativa della setta. Dietro i riti e il sesso c’è una vera mafia: medici, avvocati, banchieri a cui gli adepti vengono indirizzati in caso di bisogno. E più cresce la cultura relativistica dell’Occidente, maggiori sono le occasioni per rivendicare «i diritti dei satanisti»… Ma uscire si può. • Michela, Fuggita da Sata- na. La mia lotta per scappare dall’inferno, Piemme, Casale Monferrato 2007, 176 pagine, 10 euro. UNA BIOGRAFIA Luigi Bordino verso gli altari Mentre prosegue il cammino della causa di beatificazione si moltiplicano anche i ricordi e le testimonianze su fratel Luigi Bordino, il religioso del Cottolengo che ha speso la vita fra i malati, dopo aver attraversato, durante la guerra mondiale, una delle esperienze più tragiche e amare, quella della campagna italiana in Russia. • M. Salcito, L’infermiere dei poveri, Effatà, Cantalupa 2007, 80 pagine, 6.50 euro. bretto, ogni «storia di santo» si rivela come un testo che tiene insieme agiografia e meditazione simbolica collegandole però a considerazioni precise e concrete sullo stile di vita attuale. • A. Grun, Trasformare le ferite in perle. Icone di guarigione, Gribaudi, Milano 2007, 96 pagine, 6.50 euro. • U. Paiola, La Salette in Italia, Campisano, Roma, 1999 pagine, 180 euro (prezzo scontato se richiesto direttamente all’autore: 85 euro, da richiedere a: Rev. Umberto Paiola, Canonica, via Palazzina, 220, 37134, Verona).
Sara Lloyd Il Manifesto dell’Editore del XXI secolo Ovvero di come gli editori tradizionali possono riposizionarsi nel flusso cangiante dei media ai tempi della rete (traduzione di Antonio Tombolini) Pagina 1 di 63 Agli editori italiani che tra cinque anni ci saranno ancora Pagina 2 di 63 Prefazione Un testo illuminato e provocatorio, scritto da un editore per gli editori. Un guanto di sfida e un grido d’allarme lanciato ai suoi colleghi. Un richiamo orgoglioso ad un passato che deve cercare con coraggio il suo futuro. E su tutto una domanda chiave, ormai ineludibile, perfino in Italia: ha ancora senso il mestiere dell’editore? Non un libro di risposte, ma di domande, e di ipotesi da sperimentare. Vorranno provarcisi gli editori italiani? L’alternativa, ormai è chiaro, è sparire. Intercity-plus Milano-Ancona, 18 giugno 2008 Antonio Tombolini antonio@simplicissimus.it Pagina 3 di 63 Nota alla traduzione Sara Lloyd, autore del presente testo, è un editore, e dirige la Pan Macmillan Digital Publishing. Il testo originale inglese può essere liberamente scaricato all’indirizzo: http://thedigitalist.net/wpcontent/uploads/2008/05/a-book-publishersmanifesto-for-the-21st-century.pdf La presente traduzione viene rilasciata al Pubblico Dominio e la sua versione elettronica è disponibile al seguente indirizzo: http://www.box.net/shared/q6swwhjc40 Pagina 4 di 63 Il Manifesto dell’Editore del XXI secolo Le vendite di carta stampata sono in calo. Stando al rapporto 2007 del National Endowment for the Arts, To Read or Not to Read1, sono in calo sia la lettura in genere che il tasso di lettura volontaria di materiale stampato tra i giovani. Gli editori di libri scolastici lottano per le vendite, attraverso campagne per convincere gli studenti della necessità di usare i loro prodotti. La narrativa in edizione rilegata è quasi sparita, al modo dei dinosauri. Il dibattito sul libero accesso è sempre più forte. Editori e rivenditori si alleano. Si producono sempre più libri, ma c’è di fatto sempre meno scelta. Il tempo libero si sposta sempre di più dai libri, e anche dalla televisione, verso il Web, verso i siti di social 1 NEA, To Read or Not to Read: A Question of National Consequence, Research report, Novembre 2007 http://www.nea.gov/research/ToRead.pdf Pagina 5 di 63 networking, blog, chat, verso condivisione di video e musica. siti di L’economia dell’attenzione si va restringendo, e velocemente. La ricerca accademica è – per molti studenti – nient’altro che search. Ammettiamolo: per la maggior parte degli studenti c’è già Google, che bisogno c’è dei libri? Ancora più direttamente: che bisogno c’è degli editori? Pagina 6 di 63 In un mondo ‘sempre online’ in cui tutto è sempre più digitale, in cui ogni contenuto è sempre più frammentato e offerto a piccoli morsi, in cui i ‘prosumers’ combinano in sé i ruoli tradizionalmente separati di produttore e consumatore, in cui il search prende il posto della biblioteca e in cui i mash-ups multimediali – e non i testi – attraggono i nativi digitali, che stanno velocemente diventando il mercato di massa di domani, che ruolo possono ancora giocare gli editori, e come dovrebbero evolvere per mantenerne uno nella cultura dello scrivere e del leggere del futuro? Ci sarà ancora una cultura dello scrivere e del leggere così come li conosciamo, domani? L’editoria si sta muovendo con velocità e creatività sufficienti per adattarsi con successo alle nuove economie dell’informazione e del tempo libero? Pagina 7 di 63 L’editoria è un settore produttivo antico e solido, che affonda saldamente le sue radici nella cultura della carta stampata. Il modello editoriale è evoluto nel corso della storia secondo una parabola di grande, naturale lentezza. Gli editori si sono sentiti a loro agio con un ritmo di cambiamento così rilassato. Per dirla semplicemente, il viaggio di un testo dall’autore al lettore era lineare, con l’editore che assumeva i ruoli intermedi di arbitro, filtro, custode, mercante e distributore. C’è stata un po’ di confusione qua e là ai margini, qualche ritocco da dare al processo, ma pochissimi cambiamenti radicali. In campo letterario gli agenti hanno, almeno in parte, usurpato i ruoli di arbitro e di filtro. I rivenditori sono diventati, in qualche misura, grossisti e, occasionalmente, sono diventati perfino editori essi stessi. Pagina 8 di 63 Tuttavia, in generale, le fasi del processo erano chiaramente delineate e il ruolo dell’editore chiaramente definito. Per lo meno nell’ottica della carta stampata, gli editori hanno garantito un insieme di capacità fondamentali abbastanza unico: produrre, stoccare e distribuire il prodotto sul mercato. L’incessante crescita di Internet sconvolge questa struttura lineare e inizia ad introdurre la circolarità propria della rete. Detto ancor più provocatoriamente, ha introdotto la reale possibilità di togliere di mezzo l’editore, più o meno rimuovendo l’ostacolo costituito dal fin qui unico asset critico proprio dell’editore: la distribuzione. Pagina 9 di 63 Per gli editori – e, attenzione, anche per gli autori – sarà sempre più vitale saper accettare gli enormi cambiamenti culturali, sociali, economici ed educativi e corrispondervi in maniera positiva e creativa. Dovremo imparare a pensare molto meno ai prodotti, e molto di più ai contenuti; dovremo pensare ‘il libro’ come struttura nucleare, di base, dai confini molto più permeabili di quanto sia stato fino ad oggi. Dovremo trovare il modo di posizionare il libro nel mezzo di una rete invece che di preoccuparci di come distribuirlo alla fine di una catena. Dovremo ammettere che i lettori sono anche scrittori e opinionisti che operano online all’interno di reti e attraverso esse. Dovremo comprendere che una parte di un libro può riferirsi ad altre parti di altri libri e che queste reti di significato composte da Pagina 10 di 63 contenuti pubblicati e collocati in entità totalmente separate possono ormai essere connesse tra loro digitalmente in maniera molto efficace. In maniera ancora più radicale, dovremmo forse chiederci se un’attenzione primaria centrata sul testo sia ancora adeguata ad un mondo fatto di mash-ups multimediali. In altre parole, gli editori dovranno ripensare in maniera totalmente diversa la natura stessa del libro e, contemporaneamente, pensare a come vendere questi nuovi ‘libri’ nel contesto di un mondo interconnesso. Dovremo, e questo è il punto cruciale, capire quale può essere il valore aggiunto specifico dell’editore, nell’ambito di un ambiente circolare e interconnesso. Pagina 11 di 63 Uno dei passaggi mentali che gli editori devono compiere, dunque, riguarda la percezione del libro come ‘prodotto’. Finché il libro continuerà ad essere visto come un oggetto ben determinato all’interno di una copertina, come un singolo ‘pezzo’, gli editori continueranno a limitarsi alla produzione e distribuzione di quell’oggetto, e questo sarà il modo migliore per tagliarsi fuori dal futuro della creazione e della diffusione di contenuti. Ci sono due aree di attività, nella progressione lineare di un testo dall’autore al lettore, che sono fino ad oggi rimaste nascoste al lettore: lo sviluppo del testo stesso, ovvero il processo della scrittura e della sua editazione, e le vendite, la commercializzazione e distribuzione del testo. I lettori sono sempre stati esclusi dal primo processo e hanno avuto un ruolo molto Pagina 12 di 63 limitato nel secondo, attraverso il passaparola, le segnalazioni o il marketing virale. Probabilmente gli odierni nativi digitali, che nel frattempo si sono trasformati in ‘prosumers’ (produttori / consumatori) con allarmante velocità, e forse in maniera ancor più allarmante a diversi livelli di capacità e competenza, si aspettano un livello di coinvolgimento molto più diretto in entrambe le aree di attività, se li si vuole interessare a quei testi. Abbiamo già assistito a due esempi molto noti: la serie dei film di Guerre Stellari nonché i libri e i film di Harry Potter, che hanno attivato entrambi massicce schiere di seguaci prosumer (o ‘superfan’), e che hanno entrambi generato conflitti tra le case cinematografiche e i fans che continuavano a creare liberamente contenuti. Pagina 13 di 63 Una piccola minoranza di editori ha già cominciato a fare i conti con lo sfumarsi di questi confini tradizionalmente ben definiti. Il libro di Chris Anderson The Long Tail2 è stato scritto ‘in pubblico’ attraverso un blog, consentendo ai lettori di inviare commenti e coinvolgendoli nell’atto stesso della scrittura del libro. Il servizio di pre-pubblicazione Rough Cuts3 di O’ Reilly trae vantaggio dall’idea di sviluppare un libro innanzitutto online, e hanno dato vita ad un modello di business che riesce a combinare insieme l’accesso prima e dopo la pubblicazione. Anche Gamer Theory di McKenzie Wark fu pubblicato in un blog prima di essere prodotto 2 Chris Anderson, The Long Tail, Why the Future of Business is Selling Less of More, 2006 http://www.longtail.com Tr. it. La coda lunga, Da un mercato di massa a una massa di mercati, 2007. 3 http://www.oreilly.com/roughcuts/ Pagina 14 di 63 in forma di libro, consentendo ai lettori di inviare commenti e suggerimenti anche sul formato da adottare per il libro. GAM3R 7H30RY 1.1 fu “un primo tentativo di una nuova specie di “libro in rete”, un libro destinato a contenere proprio la conversazione che genera e da cui, per converso, viene generato. All’indirizzo web http://www.futureofthebook.org/mckenziewark/ i lettori possono leggerne la versione originale (v1.1), visualizzare la versione completa di annotazioni con tutti i commenti del lettore accanto al testo, leggere la v2.0, unirsi al relativo forum di discussione e vedere visualizzazioni delle teorie in formato immagine all’interno del testo. Pagina 15 di 63 La percezione chiusa del libro come unità o prodotto ha dato vita anche a strategie digitali che consistono in genere nella digitalizzazione di testi stampati esistenti per ricavarne ebook. Questo ha condotto a sua volta ad un’attenzione ossessiva sugli strumenti di lettura ed alla convinzione che l’avvento di un ‘killer device’ possa costituire il fattore chiave nell’apertura di un futuro digitale per i libri, allo stesso modo in cui iPod ha funzionato, ad esempio, per la musica. Si tratta di una prospettiva sbagliata per una serie di ragioni, non da ultimo perché trascura l’enorme quantità di ‘letture’ online o comunque digitali che avvengono già attraverso dispositivi non specificamente pensati per i libri, come computer, portatili, PDAs e telefonini; ma anche perché trascura il fatto che la natura stessa dei libri e della lettura Pagina 16 di 63 sta cambiando e continuerà a cambiare in maniera radicale. Ciò che è assolutamente chiaro è che gli editori devono trasformarsi in facilitatori della lettura e dei processi che con essa hanno a che fare (discussione, ricerca, annotazione, scrittura, navigazione tra referenze), processi che avvengono attraverso una molteplicità di piattaforme e a seconda delle varie modalità di attività e stile di vita di ogni lettore. Pagina 17 di 63 Quanto ai dispositivi di lettura digitale, il Kindle di Amazon è perlomeno il primo a riconoscere l’importanza della ‘connettività’ attraverso i diversi modi di leggere e il fatto che i lettori desiderano inseguire referenze e rinvii all’interno del testo o fare ricerche con esso relazionate. L’aggiunta di una connessione wireless al dispositivo e la capacità (per quanto frustrante per le sue limitazioni) di connettersi ai blog, ai giornali online e ad altri contenuti web-based va in qualche modo nella direzione di un riconoscimento di questi contenuti e della presa d’atto nei confronti della natura frammentata, ‘always on’, delle abitudini di lettura, consentendo ai lettori di spostarsi per esempio senza soluzione di continuità dalla lettura di alcune pagine di un romanzo ad un’occhiata veloce alle ultime notizie, prima di passare alla lettura di un paio di blog feeds. Pagina 18 di 63 Questo non significa che Kindle abbia definito una volta per tutte il futuro della lettura digitale e quale ne debba essere la relativa esperienza, tutt’altro. Semmai è il segnale di un primo passo di cambiamento, in quanto connette unità digitali di materiale leggibile (‘ebook’) con la lettura online di carattere più esplorativo e di ricerca, e in quanto è il primo dispositivo ad essere direttamente connesso ad una piattaforma ebook commercialmente praticabile e funzionante. Con tutto ciò, Kindle non è altro che un dispositivo che svolge dei compiti molto specifici, e come tale offre soltanto un piccolo – e potenzialmente deviante – elemento del quadro complessivo che sta emergendo riguardo al futuro della lettura digitale. Pagina 19 di 63 La lettura non è un’attività che possa essere definita in maniera semplice e troppo spesso viene descritta come un’esperienza solitaria e assorbente, facendola coincidere con l’esperienza di lettura ininterrotta per ore di un romanzo. Questa è solo una delle possibili modalità di lettura, ed è importante tenere conto del fatto che il mercato della narrativa rappresenta meno del 25% dell’intero mercato del libro. In ogni caso, anche i lettori che dedicano tempo alla lettura solitaria hanno sempre amato scambiare idee e opinioni sul contenuto dei libri, fare delle belle ‘orecchie’ sulle pagine contenenti i brani preferiti per poterli ritrovare, e scrivere qualche nota a margine. La lettura è un’attività assai meno passiva di quanto possa apparire, ed è connessa a molte attività correlate diverse tra loro. Pagina 20 di 63 Internet non ha creato un approccio più attivo o proattivo alla lettura, ma lo ha arricchito, rendendolo possibile attraverso le reti più disparate e consentendone la registrazione, l’aggregazione e l’interconnessione in nuove entusiasmanti modalità. Il modo in cui i libri possono cominciare a ‘vivere’ su Internet è forse l’incarnazione più tangibile delle teorie che Roland Barthes presentò nel suo La morte dell’Autore, in cui l’autore non è più il centro dell’azione creativa, ma soltanto uno scrittore, ed ogni opera viene “eternamente scritta qui ed ora”, ad ogni sua ri-lettura, perché l’“origine” del significato risiede solo ed esclusivamente “nel linguaggio stesso” e nei suoi effetti sul lettore4. 4 Roland Barthes, La morte dell’Autore, 1967 Pagina 21 di 63 Gli editori devono approntare gli strumenti di interazione e di comunicazione che ruotano attorno al contenuto di un libro e devono attivarsi nei luoghi digitali in cui i lettori possono discutere e interagire coi loro propri contenuti. Diventerà normale per i testi digitali incorporare funzioni di messaging e di inserimento commenti in maniera contestuale, per consentire ai lettori di connettersi con altri lettori dello stesso testo e per dare vita ad un dialogo con essi. I lettori si stanno già connettendo tra loro, attraverso i blog, i forum di discussione, i siti di social bookmarking, i siti di catalogazione condivisa dei libri, i siti-wiki. Gli editori, se vogliono avere ancora un ruolo, devono collocarsi nel mezzo di queste conversazioni digitali, guidandone lo sviluppo Pagina 22 di 63 e mettendo a disposizione dei lettori i tool che consentano loro di entrare in contatto col testo e con gli altri lettori. Bob Stein, dello Institute for the Future of the Book (http://www.futureofthebook.org), parla di “networked book. … il libro come luogo, come social software – ma soprattutto … il libro nella sua più intima essenza, come esperienza intellettuale strutturata e persistente, un generatore di idee, reinventato in funzione di una ecologia governata dal peer-to-peer.”5 5 Bob Stein, The Social life of Books, Library Journal.com, 15th May 2006 Pagina 23 di 63 Mi piace l’aneddoto che Chris Meade racconta per spiegare che gli editori non dovrebbero continuare ad aggrapparsi con tutte le forze alla riva, proprio mentre ci prepariamo a salpare per acque future: “Un amico romanziere e io visitavamo una pescheria sulla riva del fiume che era straripato. Avevano appena aperto un piccolo annesso, costruito all’altezza raccomandata da un pescatore del luogo che li aveva rassicurati: ‘È alto quanto l’inondazione che ci fu nove anni fa, sarete al sicuro’. Non fu così. I bloggers mescolano testi con immagini, animazioni inserite da YouTube ecc… – i giovani danno per scontato questa mescolanza di mezzi, così come da consumatori facciamo tutti noi, guardando l’adattamento televisivo dei Pagina 24 di 63 nostri libri preferiti, usando il web per saperne di più sull’autore di cui si parlerà nel gruppo di lettura. Una nuova generazione di lettori, più consapevolmente trans-letterati considererà ovvio il fatto che un testo sia arricchito da ricerche, immagini, reti di commenti, al punto che tutto ciò diventerà una parte integrante dell’opera d’arte, la voce creativa riconoscibile dell’autore, però non più così solo. I campi inondati possono essere molto belli, ed è difficile persino ricordare com’era il paesaggio di prima. La natura ha la capacità di adattarsi istantaneamente ai cambiamenti; richiede più tempo ridisegnarne le mappe.”6 6 Chris Meade, Not Drowning but Waving, if:book blog, 20 Novembre 2007 http://www.futureofthebook.org/blog/archives/2007/11/not_ Pagina 25 di 63 Non tutti i libri devono essere libri in rete. Spero che anche in futuro resterà pur sempre uno spazio per la lettura solitaria, in cui ci si immerge profondamente. E tuttavia sarebbe meglio per gli editori cercare di definire la forma del ‘networked book’, del libro in rete, perché se non lo faranno loro, lo farà di sicuro qualcun altro. drowning_but_waving.html Pagina 26 di 63 Via via che i confini del libro diventano sempre più porosi, l’idea di un ‘libro come unità’ svanisce lentamente nella storia, mentre nuovi modelli di business vanno già emergendo. Il valore nella filiera si sposta dal modello che collega contenuti e distribuzione ad un modello che semplicemente dà valore al solo contenuto. Tim O’Reilly lo dimostra già da anni e la sua azienda ha creato Safari books online come servizio di accesso via browser in abbonamento, che realizza, da solo, un fatturato superiore a quello che viene stimato per l’intero settore degli ebook scaricabili. Come egli stesso mette in luce nel suo recente articolo Calcoli sbagliati tra gli entusiasti degli ebook nel blog O’Reilly Radar (5 dicembre 2007): “… per tutti quei libri che non vanno letti Pagina 27 di 63 dall’inizio alla fine, ma che servono ad uno scopo specifico come trovare un’informazione, o imparare una cosa nuova, il modello “all you can eat” (prendi tutto quello che vuoi, ndt) in abbonamento mi sembra più appropriato [che non il prezzo unitario]. Con Safari ci siamo spostati progressivamente da un modello “scaffale” (in cui vengono collocati i libri in uno scaffale e possono essere cambiati soltanto alla fine del mese) ad un modello “all you can eat”, poiché abbiamo scoperto che la gente consuma all’incirca la stessa quantità di contenuti, indipendentemente da quanti gliene vengano messi a disposizione. Il prezzo basato sul modello “all you can eat” consente alla gente di prendere tutto ciò che vuole tra più libri, ma questo non fa aumentare la quantità di contenuti che Pagina 28 di 63 viene prelevata. Cambia soltanto la distribuzione, in particolare a favore dalla coda lunga, e a svantaggio della testa.”7 Osserva Scott Karp a proposito del commento di O’Reilly al suo post su Il futuro dell’editoria stampata e dei contenuti a pagamento (6 Dicembre 2007) su Publishing 2.0: “L’accesso istantaneo e totale ad una biblioteca digitale ricercabile è una forma di distribuzione completamente diversa dal comprare libri uno alla volta per aggiungerli al proprio scaffale. Ma la parte più affascinante è questa: questo non fa aumentare la quantità totale di contenuti prelevati. La gente continua a 7 Tim O’Reilly, Bad Math among eBook enthusiasts O’Reilly Radar, 5 dicembre 2007 http://radar.oreilly.com/archives/2007/12/bad-math-amongebook-enthusias.html Pagina 29 di 63 valutare e utilizzare i contenuti allo stesso modo, nonostante il modello di distribuzione sia radicalmente diverso. Una volta disponibili quei libri in una biblioteca digitale, i consumatori fondamentalmente li ricostruiscono attraverso la ricerca e la selezione di specifiche unità di contenuto. Allo stesso modo, allorché i consumatori assegnano a quel contenuto un valore sufficiente a motivarli al pagamento, essi comunque intuitivamente comprendono che all’editore costa molto meno rendere il contenuto disponibile in forma digitale, di quanto non costi piazzare tutti quei libri fisicamente su uno scaffale. Questo è il motivo per cui i consumatori non pagherebbero mai l’equivalente dell’acquisto di TUTTI quei libri in formato cartaceo. Non si può stabilire lo Pagina 30 di 63 stesso prezzo per un biglietto di autobus e per un biglietto d’aereo semplicemente perché entrambi portano dal punto A al punto B: guidare un autobus costa molto meno che guidare un aereo.”8 8 Scott Karp, The Future of Print Publishing and Paid Content, Publishing 2.0 blog, 6 Dicembre 2007 http://publishing2.com/2007/12/06/the-future-of-printpublishingand-paid-content/ Pagina 31 di 63 L’editore di fantascienza online Baen Books propone l’offerta di una webscription, un abbonamento web, attribuendo un valore alla pubblicazione anticipata di materiali, e dà così un esempio positivo di passaggio dalla distribuzione basata sul prezzo unitario dell’opera ad un’offerta flessibile di abbonamento. In questa sorta di riproposizione del romanzo a puntate basata sul web, Baen Books offre romanzi pubblicati in tre puntate, consegnate mensilmente agli abbonati, a partire da tre mesi prima della effettiva data di pubblicazione definitiva. Ogni mese vengono così completati quattro libri, al prezzo di 15$ al mese. Circa due settimane dopo la consegna agli abbonati web dell’ultima parte del libro, questo viene reso disponibile in formato cartaceo nelle librerie. Pagina 32 di 63 Gli editori si stanno anche pian piano rendendo conto del fatto che, se il libro online non può più permettersi di essere un’isola, tanto meno può permetterselo l’editore. Ai consumatori di libri interessa molto poco, o forse per nulla, del marchio dell’editore. Alcuni autori sono anche dei marchi, ma gli editori sono ormai sostanzialmente irrilevanti, in quanto marchio, per i consumatori. Gli editori devono comprendere che, nello spazio online, i lettori vogliono semplicemente il contenuto che richiedono, e in maniera rapida, semplice, senza barriere o muri volti a impedire la ricerca casuale solo perché un certo contenuto appartiene ad un editore piuttosto che ad un altro. Una rete di libri davvero utile attraverserà quasi sempre, inevitabilmente, i confini di Pagina 33 di 63 diversi editori. Nel mondo delle riviste questo fatto è stato già compreso e risolto attraverso piattaforme di cross-pubblicazione e sistemi di linking come CrossRef (www.crossref.org) e IngentaConnect (www.ingentaconnect.com). Man mano che i libri si spostano online, si rendono sempre più necessari sistemi simili, per connettere tra loro i molteplici riferimenti tra libri pubblicati da diversi editori, ma gli editori di libri sono stati molto più lenti nello sviluppo di piattaforme di cross-pubblicazione di quanto siano stati gli editori di riviste, forse perché il ruolo prominente giocato nelle riviste dalle citazioni offriva una spinta strategica e commerciale molto chiara. Quanto meno nel mercato della formazione, aumenterà notevolmente la richiesta di pubblicazioni personalizzate, in cui le Pagina 34 di 63 istituzioni educative, i loro docenti e studenti possano costruire libri di testo su misura nonché materiali di insegnamento ricavati da contenuti pubblicati da diversi editori, e gli editori farebbero molto meglio a scendere dalle loro torri d’avorio per cominciare a lavorare insieme. Pagina 35 di 63 La personalizzazione non si fermerà alla semplice collazione di molteplici testi. Se c’è una cosa del mondo Web 2.0 che ha scioccato più di ogni altra le società dei media tradizionali, è il desiderio dei consumatori di produrre in proprio e condividere contenuti multimediali, piuttosto che (o in aggiunta al) restare passivi consumatori di media governati dalle corporations. L’esplosione dei blog, la popolarità dei siti di foto sharing, il successo praticamente istantaneo di YouTube, il sorgere del ‘citizen journalism’, il giornalismo civile, lo sviluppo di ‘machinima’ (la creazione di film e video creati dai giocatori di videogame attraverso la manipolazione dei personaggi dei giochi stessi), tutto testimonia del forte desiderio da parte degli individui di esprimere se stessi e la propria creatività e di condividere i propri Pagina 36 di 63 prodotti col mondo intero attraverso il web. Come afferma Jeff Gomez nel suo libro Print is Dead, l’emergente generazione di nativi digitali è rapidamente passata dal livello di ‘Generation Download’ a quello di ‘Generation Upload’, una generazione che “sta cominciando a definire se stessa mescolando, integrando, combinando elementi disparati tratti da ciò che trovano in Internet per cambiarli in qualcosa d’altro.”9 Gli editori che vogliono continuare ad offrire un’esperienza di lettura che sia interessante per anche per la ‘Generation Upload’, dovranno fornire a questi nuovi ‘prosumers’ i mezzi necessari e adeguati a personalizzare i testi pubblicati, a creare gratuitamente i propri 9 Jeff Gomez, Print is Dead, 2007, Palgrave Macmillan Pagina 37 di 63 contenuti complementari e a collegarli al nucleo di testo originario. E poiché una nuova generazione di lettori interagirà coi testi, gli editori online faranno bene a posizionarsi in modo tale da trarre beneficio dal flusso di dati e di intelligenza collettiva generato dalla rete attraverso le annotazioni condivise e la creazione di media, l’insieme di questa nuova “Saggezza dei Popoli”, e faranno bene a tenerne conto nello sviluppo dei contenuti e nel marketing. Pagina 38 di 63 Mano a mano che i testi diventano sempre più interconnessi ed i contenuti complementari generati dai prosumer aumentano, e mano a mano che il modello di distribuzione cambia, passando dalla catena lineare alla rete, il potere della ricerca – ovverosia il potere di Google, stando ad oggi – è destinato ad aumentare ancora. Il peso economico della distribuzione è stato abbattuto dal fluire dei contenuti digitali, ma l’accesso – e la ricerca – hanno assunto un’importanza cruciale. Le imprese editoriali – ed anche Amazon – stanno forse dedicando un’attenzione eccessiva al futuro del download. Non si può neanche escludere che Amazon stia scommettendo sul cavallo sbagliato, presumendo che un dispositivo (Kindle) unito alla piattaforma di distribuzione (Amazon Kindle Store) debba Pagina 39 di 63 essere la combinazione vincente. Molti editori stanno osservando il mondo mobile con grande interesse, guardando in particolare ad Apple, per capire di cosa sono capaci iPhone e iTouch, e se potranno mai essere adottati su larga scala anche come dispositivi di lettura. Entrambi offrono già una buona resa del testo, ed è probabile che Apple migliori ancora queste prestazioni. Pagina 40 di 63 Adam Hodgkin, nel novembre 2007, nel suo blog Exact Editions ha scritto nel post “Amazon versus Google for eBooks?”: “Google, con l’applicazione Book Search e alleandosi con editori e biblioteche sta occupando lo spazio che ci si attenderebbe occupato da Amazon, nel fungere da accesso privilegiato a tutto ciò che è stato pubblicato. Amazon sembra aver compiuto un passo falso nel supporre che la sfida cruciale si giocasse sul piano della distribuzione, piuttosto che in quella dell’accesso e ricerca. Il blog TeleRead ha dedicato una vastissima ed approfondita attenzione ai lettori di ebook Kindle e Sony. David Rothman, autore di molti degli articoli su TeleRead, ammette di essere quasi un tifoso di Kindle; e lo sarebbe già se solo Pagina 41 di 63 Kindle si sbarazzasse dei DRM per sposare invece lo standard del formato aperto .ePub Open eBook. E tuttavia, cos’avrebbe da dire Google del formato .ePub? Google lo ignorerebbe, perché si pone all’opposto del suo modello, tutto basato sulla pubblicità. L’approccio di Google Book Search rende del tutto irrilevanti i download (non a caso i download che è possibile fare su GBS forniscono file fatti male, con testi di gran lunga meno fruibili che non online). Di fatto, per Google, i download sono superati e inutili tanto quanto i DRM. Google ed Apple hanno già, insieme, la soluzione per gli ebook (e non è una soluzione che prevede il download). Lettura e ricerca attraverso l’iPhone e accesso attraverso un browser web, e qualsiasi cosa stampata potrebbe essere Pagina 42 di 63 gestita così. Ancora più esplicitamente: tutto ciò che esiste in forma stampata potrebbe essere gestito così. Tutto verrà cercato via web, a tutto si avrà accesso via web. I download diventano così irrilevanti. La domanda diventa: cosa hanno in mente di fare a questo riguardo autori ed editori? Risposta: ‘Gli editori potrebbero forse cercare di vendere/fornire direttamente accesso essi stessi’. Accanto a Google, col suo Book Search, gli editori sono l’altra variabile del mercato cui l’eventuale fallimento del sistema Kindle di Amazon potrebbe offrire opportunità interessanti… Dopotutto gli editori scientifici e tecnici hanno già ottenuto un discreto successo nella creazione di un mercato digitale per le loro riviste Pagina 43 di 63 scientifiche. Gli editori di libri dovranno concentrarsi sulla creazione di opportunità di accesso e cercare di capire come venderle direttamente.”10 10 Adam Hodgkin, Amazon versus Google for eBooks? in “Exact Editions” blog, Novembre 2007 http://exacteditions.blogspot.com/2007/11/amazonversusgoogle-for-ebooks.html Pagina 44 di 63 La vera domanda non è più se si leggerà in futuro attraverso uno schermo, o se tutti i contenuti potranno essere trovati su Internet, ma piuttosto come si leggerà in futuro su uno schermo e se sarà possibile trovare tutti i contenuti su Internet. E dato che gli editori si presentano ritardatari alla festa del digitale, la domanda che si affaccia al fondo di tutto ciò è: qual è, ammesso che ce ne sia uno, il ruolo che gli editori avranno nel prossimo futuro digitale? Si tratta di un futuro non molto lontano, in cui i testi saranno sempre più interrelati, le molteplici fonti di informazione e i diversi tipi di media sempre più combinati insieme, e in cui la porta di accesso e la guida ai contenuti online sarà fornita dalle funzioni di ricerca e dai social networks. Pagina 45 di 63 Gli editori potranno forse posizionarsi in ruoli di nuova intermediazione: aiutando gli autori a scrivere attraverso determinate piattaforme, o facendo incontrare autori e lettori in modi nuovi e creativi. Tuttavia, per lo meno su un piano puramente tecnico, non serve avere editori per tutte queste funzioni. C’è già online una quantità incredibile di applicazioni che consentono di farlo. Iniziative come CreateSpace di Amazon mettono insieme autori e lettori e fanno sì che sia la ‘Saggezza dei Popoli’ ad assicurare che i contenuti migliori e più popolari salgano verso la vetta. Si potrebbe forse sostenere che gli editori saranno sempre necessari per farsi carico – o per lo meno condividere – i rischi finanziari connessi alla pubblicazione di un’opera, ma di Pagina 46 di 63 nuovo, una volta eliminata dall’equazione la distribuzione fisica, e col print on demand ormai in grado di consentire la stampa di una singola copia per ogni singolo ordine, i fabbisogni finanziari legati alla produzione, allo stoccaggio dei prodotti e alla distribuzione scompaiono. Gli editori sono chiamati a ridefinire in fretta in che cosa risieda la quintessenza dell’essereeditore, in che cosa consista il valore specifico che l’editore aggiunge, aldilà delle tecnicalità volte a favorire l’incontro dei contenuti con i lettori. Se ci costringiamo a pensare in questo modo, scopriamo che molto di ciò che gli editori hanno da offrire, aldilà delle tecnicalità, riguarda la qualità piuttosto che la quantità: il prendersi cura, la consulenza, una sorta di imprimatur. Pagina 47 di 63 Ma gli autori continueranno a dare a queste cose un valore tale da fargli ancora percepire il ruolo degli editori come fondamentale per la pubblicazione delle loro opere? Pagina 48 di 63 Un’altra questione interessante è quella della scala: gli editori dovrebbero forse unire le loro forze per creare piattaforme multi-editore, così da dominare le reti di contenuto, sviluppando una massa critica trasversale ai diversi tipi di contenuto e facendo sì che i contenuti siano interconnessi nelle modalità più ricche e interessanti. In quest’ottica probabilmente gli editori sbagliano a cedere questo ruolo a Google. Già nella sua configurazione attuale, Google Book Search offre l’accesso a contenuti provenienti da molti editori, e sta di fatto creando la piattaforma del libro online. Fa ancora poco riguardo alle interconnessioni tra i diversi testi, ma si tratterà soltanto di un prossimo passaggio logico. L’editore che continua a guardare a Google come un benefattore che offre il suo aiuto per Pagina 49 di 63 condurre i propri preziosi contenuti alla luce di Internet ha in realtà la testa ben conficcata nella sabbia; e tuttavia, nello spazio della rete, gli editori che tentassero di resistere alle offerte di Google sarebbero un po’ come un piccolo banco di pesci che cerca di frenare l’ondata della marea. ‘Resistere a Google’ non è dunque la risposta giusta. Ma anche pensare di rendersi almeno complementari a Google è molto difficile, vista la grande agilità che questo gigante di Internet mostra nell’occupare ogni nuovo spazio digitale. L’annuncio in apparenza innocuo di Google, che inviterà gli utenti della rete a produrre ‘Knols’ (units of knowledge, unità di conoscenza: introduzioni ai vari argomenti che appariranno ogni volta che un utente effettuerà una ricerca su quell’argomento) è stato ampiamente pubblicizzato in chiave di Pagina 50 di 63 concorrenza diretta a Wikipedia, e, cosa ancora più importante, è un chiaro segno della intenzione di Google di agire direttamente negli spazi dell’editoria. Pagina 51 di 63 L’unica risposta possibile per gli editori potrebbe forse consistere nel tornare a concentrarsi sullo sviluppo di competenze specifiche relative a nicchie verticali, traendo così vantaggio dalla ‘nicchia profonda’ propria del mondo a coda lunga di internet, così ben descritta da Michael Jensen nel Journal of Electronic Publishing11. In questa ottica gli editori concentrerebbero la loro offerta di valore sulla competenza specifica relativamente a determinati argomenti o generi e sull’intima e diretta conoscenza di quello specifico mercato, integrando funzioni editoriali e di marketing aldilà di quelle puramente ‘tecniche’. In questo scenario gli editori dovrebbero fare un passo indietro, verso le loro tradizionali funzioni di 11 Michael Jensen, The Deep Niche, “The Journal of Electronic Publishing”, vol 10, no 2, Primavera 2007. Pagina 52 di 63 filtro e consulenza editoriale, rifocalizzando energie sul loro ruolo (spesso dimenticato) di facilitatori della carriera dei propri autori (uno spazio oggi condiviso perlomeno con i loro agenti commerciali). Dovrebbero inoltre sviluppare marchi di nicchia per argomenti o generi particolari, così da rendere, per quelle nicchie, le loro piattaforme più attraenti di quelle offerte dalla concorrenza, e diventare molto ma molto più bravi di quanto non siano ora nelle vendite dirette e nel marketing. Gli editori dovranno inoltre spingersi ancora di più verso gli spazi di vendita, per sviluppare relazioni dirette con chi compra i loro contenuti, per diventare un ponte efficace tra gli autori e i lettori. Qualunque forma assuma il futuro, appare chiaro che gli editori non sopravviveranno se Pagina 53 di 63 non riconquistando qualcuno dei ruoli che nel corso degli anni hanno ceduto agli altri partners della catena distributiva. Pagina 54 di 63 Gli editori si rappresentano spesso, e con orgoglio, come custodi del diritto d’autore e guardiani della cultura, ma nella realtà quanto hanno davvero fatto per assicurare l’esistenza di un archivio digitale? Potrebbe essere questo – insieme allo sviluppo delle interconnessioni tra e attraverso gli archivi dei contenuti di diversi editori – un ruolo ben definito da fare proprio, ma anche in questo caso Google sembra aver rubato loro il tempo. Il mondo dell’editoria aspetta l’esito della battaglia legale tra Google e l’Associazione degli Autori, ma da un certo punto di vista lo scandalo sollevato circa la generosa interpretazione della clausola di fair use (la clausola che consente di prelevare citazioni da un’opera senza doverne pagare i diritti, ndt) propugnata da Google funge da velo pietoso Pagina 55 di 63 dietro cui coprire la vergogna degli editori, per non essere stati loro ad investire per primi nella digitalizzazione dei propri archivi e nello sviluppo di strumenti che ne consentissero l’accesso e la fruizione. Molti storici, archivisti e bibliotecari sono preoccupati per il possibile impatto che potrà avere sulla qualità dei contenuti il lavoro di una mega-corporation concentrata prima di tutto sull’espansione delle ricerche, sull’aumento dei potenziali di ricavo della pubblicità e sulla fornitura di una qualità dell’informazione ‘buona abbastanza’, a misura dei distratti consumatori di oggi. Robert B. Townsend mette in evidenza alcuni dei difetti presenti nei contenuti e nei metadati forniti da Google Book Search e si chiede: “… perché tutta questa fretta? Nel caso di Google la risposta è sufficientemente Pagina 56 di 63 chiara. Al pari di qualsiasi grande azienda dotata di enormi eccessi di cassa, quella società è tutta dedita ad accaparrarsi la più ampia fetta di mercato possibile, spingendo i concorrenti fuori dal terreno di gioco, per aumentare il numero delle persone esposte ai (e cliccanti sui) suoi annunci pubblicitari altamente remunerativi, o per noleggiare copie dei libri. Ma non capisco perché dovremmo tutti noi condividere questo senso di fretta. Di certo le biblioteche che forniscono i contenuti, e chiunque abbia a cuore un ambiente digitale ricco, dovrebbero preoccuparsi dei costi potenziali legati alla creazione di una biblioteca universale piena di errori e offuscata da una nebbia di (dis)informazione sempre più impenetrabile. Pagina 57 di 63 Come storici dovremmo ponderare i costi che la nostra disciplina dovrebbe scontare, se le biblioteche accogliessero le versioni digitali piene di errori di certi libri, dimenticando gli originali in un archivio inaccessibile o buttandoli nel cestino. E dovremmo pesare il costo che il pensiero storico dovrebbe sopportare se le sole reali informazioni ricavabili da Google si riducessero proprio a quelle sterili successioni di eventi e di date che hanno fatto meritare alle classi di storia una così cattiva reputazione. Mi sembra ormai ora di pensare in maniera attenta e sistematica a come tutto ciò influenzerà gli studi storici, e a nuovi modi e strumenti per trattare adeguatamente la mole e gli errori propri del paesaggio digitale emergente.”12 12 Robert B. Townsend, Google Books: Is It Good for History?, Pagina 58 di 63 Mentre Google ha preso l’iniziativa di rendere il contenuto di un libro reperibile online, gli editori sono stati molto lenti nell’incorporare le tecniche del web per promuovere e vendere libri, sia stampati che in formato digitale. Molti, moltissimi editori non sono ancora oggi in grado di maneggiare gli aspetti più elementari, di creare e archiviare sistematicamente e di ‘disseminare’ in rete capitoli-campione, estratti, interviste audio o video agli autori, calendari di presentazioni con gli autori, link alla rassegna stampa, materiali per i siti di social networking, e materiali bibliografici ben fatti. Resta da vedere se gli editori saranno capaci di trovare un modo per coabitare con Google, e gli altri motori di ricerca, per far sì che i propri Perspectives, Settembre 2007 Pagina 59 di 63 contenuti siano reperibili in rete, ma alle loro condizioni, per riguadagnarsi un ruolo-guida come specialisti nel marketing e nella vendita di libri e di contenuti in genere. Gli editori potrebbero certamente avere un ruolo importante nel lavorare con Google e gli altri motori di ricerca per garantire il mantenimento dei più elevati standard qualitativi, per far sì che i metadati siano accurati, che i futuri utenti degli archivi digitali possano avere informazioni migliori, e non semplicemente ‘buone abbastanza’ e possano sperimentare una ricca messe di materiali di marketing digitale a supporto degli autori e dei loro libri. Pagina 60 di 63 Speriamo per un attimo che tutto ciò sia possibile. In qualsiasi modo accada, perché gli editori possano liberarsi dai loro vincoli tradizionali e trasformarsi nelle imprese editoriali di domani, è comunque necessaria una rottura radicale nella loro forma, cultura e approccio. Le strategie editoriali digitali dovranno trasformarsi da difensive o protettive a creative e liberali, dando grande importanza a far sì che i lettori possano condividere e modificare quel che leggono. Sarà certamente essenziale un passo indietro dalla centralità del testo verso la multimedialità, con tutte le ripercussioni riguardo ai diritti che gli editori dovranno negoziare, così come riguardo alle competenze Pagina 61 di 63 che dovranno pretendere dal proprio staff. Gli editori dovranno vedere se stessi più come progettisti e facilitatori che non come produttori, fare proprio un approccio di progetto più che di prodotto, e dovranno accettare il proprio ruolo come soltanto uno degli elementi che compongono la circolarità lettore-scrittore-editore. Dovranno far propri nuovi modelli di business e se del caso trasformarsi perfino in media companies, piuttosto che imprese editoriali. Dovranno capire, conoscere e connettersi coi loro lettori molto ma molto meglio e dovranno dar vita a marchi che sappiano riservare agli autori la massima considerazione e incorporare i valori che attraggono i lettori attorno a nicchie identificabili. Pagina 62 di 63 Dovranno infine essere pronti da subito per una lotta all’ultimo sangue non solo nei confronti dei loro partner nella catena distributiva attuale, ma anche nei confronti di concorrenti non-tradizionali, che vanno già divorando rapidamente gli spazi un tempo ad essi riservati. Pagina 63 di 63
T1 T2 PR CV LA STAMPA PAGINA 51 GIOVEDÌ 20 MARZO 2003 NUOVE DROGHE, UN RAPPORTO Come funzionano i mercati delle nuove droghe? Da chi sono popolati? E quali sono le principali differenze rispetto ai mercati delle sostanze tradizionali? Sono questi i temi trattati nello studio sul traffico di droghe sintetiche in tre città europee: Amsterdam, Barcellona e Torino. Presentazione del rapporto e dibattito domani mattina all’Oasi di Cavoretto, a partire dalle 9,30. Intervengono Fabrizia Bagozzi, Vincenzo Ruggero della Middlesex University di Londra, Rocco Sciarrone dell’Università di Torino, la coordinatrice del progetto Monica Massari e il direttore di Narcomafie Fabio Anibaldi. UN DIRETTORE BASCO PER LA RAI Scritte nel 1791 per una festa di carnevale, le «Musiche per un balletto cavalleresco» di Beethoven aprono stasera (ore 20,30) e domani (21) al Lingotto il programma dei Concerti Rai. Alla testa dell’Orchestra Sinfonica Nazionale il direttore basco Juanjo Mena (foto), che proseguirà poi con due tra le più popolari pagine di Ravel, la «Pavane pour une infante défunte» e «Ma mère l’Oye» (entrambe trascrizioni di composizioni pianistiche). La proposta concertistica si chiude alla grande con la «Sinfonia n. 4 in re minore op. 120» di Schumann. GIORNO E NOTTE Lettere e comunicati a: Redazione Giorno e Notte, via Marenco 32, 10126 Torino Fax: Giorno e Notte 011 65.68.439 e 011 66.39.036 E-Mail: giornonotte@lastampa.it gli appuntamenti SOCIETA’: IL FENOMENO BOOKCROSSING GIORNO E NOTTE CONFERENZE L’uomo Da Kansas City a Torino cresce la comunità di lettori che aderiscono al «Passalibro»: per incoraggiarli la Provincia ha abbandonato un centinaio di volumi FRANCESCA FIGURATI Andrea Maia: «La missione dell’uomo». Letture a cura di Carlo Enrici, organizza il Comitato Torinese della Società Dante Alighieri. Hotel Diplomatic, via Cernaia 42, ore 17,30 Newton Pier Giorgio «Newton logico». Odifreddi: Dipartimento di Matematica, Palazzo Campana, Aula A, via Carlo Alberto 8, ore 17 Clima Gualtiero Accornero: «Le glaciazioni, catastrofi climatiche». Biblioteca Carluccio, via Monte Ortigara 95, ore 18 Religione e società Gian Enrico Rusconi e Renzo Savarino: «Religioni e Società», modera Beppe Del Colle, a cura del Centro Giuseppe Toniolo Gam, via Magenta 31, ore 20,30, tel. 011.53.12.55 Capita anche a Torino. Mentre passeggiate senza fretta in piazza Carlina, godendovi il primo sole primaverile, notate su una panchina un libro senza proprietario, lo raccogliete e trovate, stampato su un’etichetta, oppure scritto a mano, questo messaggio: «Buongiorno, questo non è un libro abbandonato, ma un libro che cerca lettori. Chi lo trova lo legga e lo faccia circolare». Alcuni lettori non si separerebbero mai dai libri che hanno amato. Li siglano a penna, li ripongono con cura nella loro libreria e non li presterebbero a nessuno. E’ partita dagli Stati Uniti due anni fa un’iniziativa che ha rivoluzionato i tradizionali metodi di circolazione della cultura. «Se ami un libro lascialo libero. Non costringerlo negli spazi soffocanti di uno scaffale ma abbandonalo sulla panchina del parco, nei vagoni della metropolitana, in una stazione ferroviaria, sul tavolo di un caffè, in spiaggia o al cinema». E’ il BookCrossing, o passalibro. L’idea nasce a Kansas City, dalla mente del trentaseienne Ron Hornbaker che si propone di creare una comunità virtuale di lettori che comunicano attraverso Internet. Il risultato è il sito www.bookcrossing.com, che significa letteralmente «incrocio di libri». Per entrare a far parte di questa comunità occorre, innanzi tutto, possedere un libro da cui si è disposti a separarsi o essere così fortunati da trovare un volume già libero. Nel primo caso il tomo va, per prima cosa, registrato sul sito, che fornisce al libro un numero di identificazione (codice Bcid). Al libro deve essere poi applicata un’etichetta che riporti il Bcid e anche le istruzioni minime per entrare a far parte del gioco (tutto scaricabile dal sito). Dopo aver etichettato il libro si può «liberare», segnalando sul sito il luogo e la data della liberazione. E’ poi possibile controllare se il vostro volume è stato trovato da qualcuno ed eventualmente entrare in contatto con questa persona. Se invece siete voi ad aver ritrovato il libro, dovete solo segnalarlo sul sito, leggerlo e poi rilasciarlo a vostra volta. In Italia questa iniziativa è stata importata dalla trasmissione «Fahrenheit» di Radio Tre Rai. I libri possono essere liberati ovunque, in luoghi qualsiasi, o strategici. Ci sono infatti delle Official Crossing Zone, che sono locali che mettono a disposizione uno spazio dove i boockcrosser possono depositare e prelevare i loro libri. Ci sono poi degli incontri durante i quali i bookcrosser portano con sè libri già registrati e se li scambiano; infine i libri possono essere spediti per posta o venduti, per esempio, nelle bancarelle dell’usato. Questa l’idea originale. In realtà non è obbligatorio segnalare la liberazione di un libro, non è indispensabile apporvi l’etichetta e nemmeno rilasciarlo. Solo che, se non lo si rilascia, il gioco finisce. In città si stanno moltiplicando le iniziative di bookCrossing. La Provincia di Torino, grazie alla collaborazione delle librerie Città del Sole, La Torre di Abele e Cs Coop Studi, ha rilasciato 100 libri, abbandonandoli nelle sue sedi torinesi o decentrate. Chi li trovasse è pregato di darne comunicazione con una e-mail all’indirizzo internet@provincia.torino.to. Anche la Marco Valerio Editore, editrice specializzata in testi universitari, ha contribuito alla diffusione del passalibro in città, liberando parecchi volumi e raccogliendo sul sito, www. marcovalerio.com, le segnalazioni dei libri ritrovati. Spiega Architettura Eleonora Manfredi: «Onde non a caso: strutture e geometrie nell’architettura di Antoni Gaudì». A cura degli Amici dell’Arte e dell’Antiquariato. Vssp, via Toselli 1, ore 20,45 Matematica Alberto Conte: «Una rivoluzione del pensiero matematico e filosofico del 900. Kurt Godel: l’avventurosa vita di un genio e il suo teorema di completezza». Introduce Adriana Lo Faro. Centro Pannunzio, via Maria Vittoria 35H, ore 21 Egitto Renato Ferro: «Viaggio in Egitto per immagini: la storia vista attraverso i monumenti». Ugaf, corso Dante 102, ore 15 I LIBRI ABBANDONATI SI POSSONO TROVARE UN PO’ OVUNQUE: IN LOCALI PUBBLICI, SULLE PANCHINE NEI PARCHI, IN TRENO… Educare «L’arte di educare con amore e fermezza: punto d’incontro tra rigidita e permissivismo. Un nuovo approccio educativo». Se ne discute con esperti dell’ Associazione Vitae. Centro Giovani, via Rubino 24, ore 21-23 LI B RI , , , , In città ne sono stati avvistati un po’ ovunque ma gli «Official Crossing Point» sono due: la pasticceria Primavera vicino a Palazzo Nuovo e la tisaneria della Consolata l’addetto stampa Emanuele Romeres: «Una casa editrice è un luogo dove, non solo i libri prendono vita ma spesso giacciono per molto tempo e, qualche volta, muoiono. Noi non liberiamo i nostri volumi, ma libri pubblicati da altri editori, o quelli ritirati da catalogo o ancora quelli che non verranno mai pubblicati, seppur meritevoli di essere letti. Una casa editrice non semina i propri Paure Beatrice Dell’Ara: «L’ingenuità della paura». Libreria Legolibri, via Maria Vittoria 31, ore 21 se li ami li liberi libri in giro per la città. Ma è innegabile che un libro tira l’altro, o così si spera, e più si legge più viene voglia di leggere. Di certi libri non ti libererai mai. Il bookcrossing è un invito e una speranza. I libri vanno acquistati, ma anche fatti circolare». Alla prossima Fiera del Libro, in un angolo dello stand della Marco Valerio Editore, verrà messo un piccolo espositore con dei libri e chiunque vorrà scambiare un volume potrà lasciare il proprio e prenderne un altro, fra quelli a disposizione. In città sono stati avvistati libri un po’ dappertutto, ma gli Official Crossing Point (Ocp) torinesi, ufficializzati solo dall’uso e dal passaparola, sono ancora pochi. Ne abbiamo trovati due. Il primo è la Pasticceria Primavera, in via Sant’Ottavio 51, vicino a Palazzo Nuovo. Un pasticciere siciliano che ama i libri e fa ottimi dolci (tra cui torte a forma di libro) mette a disposizione dei suoi clienti tavolini ai quali, fra un caffè e una cassatina, si può leggere e discutere di libri, in modo informale. Il secondo Ocp è la Tisaneria della Consolata, in vicolo della Consolata 2/d. La signora Angiola, che gestisce con una socia il locale, racconta: «I giovani bookcrosser si incontrano nel mio negozio e tra una tisana e una fetta di torta si scambiano libri ed opinioni, coinvolgendomi spesso nei loro discorsi. I volumi che ho visto circolare più spesso qui sono testi di narrativa, saggistica e anche molta poesia. I ragazzi si ritrovano circa con cadenza quindicinale, ma non c’è una regola fissa e anche le persone cambiano: ogni volta si aggiunge qualche volto nuovo. E’ un’iniziativa molto utile perché si ha modo di scambiarsi opinioni in un ambiente diverso. La lettura diventa un motivo per uscire di casa e un modo di socializzare». Un altro luogo d’incontro, segnalato via internet da uno dei partecipanti al bookcrossing torinese, attraverso Marco Rinaldi, webmaster di Bookcrossing Italia, è il Ristorante Eritreo Mar Rosso, in via Principe Tommaso angolo via Silvio Pellico. Riccardo Bosizio, formatore marketing e bookcrosser, incontrato alla Pasticceria Primavera, suggerisce: «Sarebbe bello che chi trova un libro non si Avvicinarsi all’arte «Metafisica e Antico nel 900». Incontro a cura di Ester Coen. Centro Congressi Unione Industriale, via Fanti 17, ore 21,15 Stregoneria Massimo Centini: «Quando processano il diavolo». Ingresso gratuito. Oratorio San Filippo, via Maria Vittoria 5, ore 21,15 INCONTRI limiti a segnalarne il passaggio su un sito piuttosto che su un altro, ma aggiunga due righe a margine delle pagine. Internet è servito ad innescare il meccanismo. Il libro, vagando, dovrebbe arricchirsi di una nota o di un’osservazione come gli antichi manoscritti che vivevano nel passare da un lettore all’altro. Se il libro ci è piaciuto è come ringraziare il padrone di casa con una frase nel libro degli ospiti, un’usanza che ormai si è perduta. A proposito, ieri sera ho liberato una copia del libro “Le irregolari. Buenos Aires horror tour”, di Massimo Carlotto, su una panchina in corso Galileo Galilei, vicino al contenitore raccogli abiti di Amnesty International. Buona lettura…». La morte Adriano Favole: «L’incerta soglia: riti funebri attraverso le culture».. Ospedale Molinette, ore 17, tel. 011.54.70.05 Donne in vendita «Donne in vendita»: tratta delle donne e sfruttamento della prostituzione a Torino: cosa si fa e cosa si può fare per combatterli. Partecipano Rosanna Paradiso, Laura Emanuel e Monica Cerutti. Centro Culturale Principessa Isabella, via Verolengo 212, ore 21 Amore e legge Dibattito su «Amore e legge nella Chiesa cattolica. Oltre il nulla. Percorsi di vita religiosa femminile» di Ausilia Riggi Pignata (Il Segno dei Gabrielli Editori) e «L’etica dell’amore», di Giobbe Gentili (Edition Raetia); intervengono Ines Damilano, Franco Barbero e Gianni Vattimo. Sala Valdese, corso Vittorio Emanuele 23, ore 17,45 DISFARSENE E’ DIFFICILE: IN OGNI CASO Ma i bei romanzi si chiamano Pietro GIANNI FARINETTI Ebbene sì, lo confesso: anch’o ho cercato di disfarmi di alcuni libri. Sì. L’occasione fu tra le più banali: un trasloco. Imballati scatoloni e scatoloni degli amati amici (i più fidati amici che possiamo avere) decisi, davanti a un piletta di «Gialli Mondadori» degli Anni 70, alla terza copia di «L’arte di amare» di Erich Fromm e alle quinta delle poesie di Prévert, di fare un pacchetto e di andare alle bancarelle di corso Siccardi. Ricordo perfettamente il libraio spulciare distratto il pacco, scuotere il capo: «Non c’è niente d’interessante». Gli chiesi se almeno potevo lasciarglieli (uno cosa si riporta a casa un pacco in mezzo a un trasloco?). Disse di sì, ma che li avrebbe buttati nel cassonetto all’angolo con via Bertola. Tornai a casa senza pacco ma con un magone ma un magone! Non l’ho fatto mai più, giuro. Mi sono tenuto da allora ogni Urania, ogni Liala, ogni «Millelire» comprato in innumerevoli stazioni. Pensando a volte però di disfarmene, metti al ritorno da un viaggio, un secondo prima che l’aliscafo attraccasse al porto. Sempre con un gran senso di colpa (cosa che, guar- Lo scrittore Gianni Farinetti da un po’, non succede con i giornali, anche i più lussuosi periodici). Ora qualsiasi bed & breakfast, ogni agriturismo degno di questo nome, qualunque casetta in affitto in qualsiasi isoletta greca ha il suo bravo scaffale con un po’ di libri lasciati dai precedenti occupanti (però voglio vedervi a leggere Patricia Cornwell in danese, o le guide dell’Espresso dell’82). Ecco, il problema della sacrosanta (e lodevole e deliziosa) iniziativa «Bookcrossing» può essere proprio questo: che i punti «spaccio» delle città siano invasi da ciarpame irriciclabile. Perché, lo sappiamo tutti, quando un libro ci piace ce lo teniamo ben stretto: «Me lo presti?» «Sìssì, però si chiama Pietro». Vedo già bande di massaie aggirarsi furtive nella notte con sacchi pieni di fumetti dei figli, speranzose di poter depositare il mallop- po con la sua bella etichetta «Libro Libero». O commercialisti mascherati con la collezione completa del «Sole 24 ore» + inserti speciali della Gazzetta Ufficiale del ’98. Oppure scrittori (sì, proprio loro, razza d’ingrati) che finalmente avranno un luogo deputato nel quale mollare senza patemi quei volumoni con i quali vengono omaggiati durante le presentazioni dei (loro) libri: «Antichi proverbi udinesi», «Stradario ragionato della città di Teramo», «Tradizioni della bassa Val Brembana fra leggende e curiosità». Vedrete (leggerete) che capiterà. Invito alla lettura Massimo Romano propone un «Invito alla lettura». Organizza la Pro Cultura femminile. Archivio di Stato, piazza Castello 209, ore 16 Pittura Incontro con il pittore Giancarlo Gasparin. Officina d’Arte, via Maria Vittoria 8, ore 15-18 Cultura Giapponese Sono aperte le iscrizioni al corso di lingua e cultura (architettura, arti marziali, cinema, economica, medicina letterarura) giapponese. Contact 011 6680172
A evening of experimental and emerging voices in Italian poetry featuring work read in the original Italian and in English translation by poet/translators Joshua Adams, Chris Glomski, Francesco Levato, and special guest Tiziano Fratus, from Turin, Italy. Fratus will read from his recent book, A Room in Jerusalem. Poets whose work will be presented include: Francesco Giuntini, Giacomo Leopardi, Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Eugenio De Signoribus, Emanuel Carnevali, Nino Gennaro and Tiziano Fratus. This event is sponsored by UniVerse of Poetry and is being recorded forbroadcast by WBEZ Chicago Public Radio for Chicago Amplified.
Una donna. Un soldato. Il sesso. La difesa. Una fuga. La conquista. Il muro. Due popoli. La terra. Gerusalemme.
Il volume include il poema in dieci movimenti “Una stanza a Gerusalemme”, pubblicato in Italia ne “Il Vangelo della Carne” (trad. “Flesh Gospel”), Edizioni Torino Poesia, Torino, 2008.
A Woman. A Soldier. The Sex. The Defence. An Escape. The Conquest. The Wall. Two Peoples. The Land. Jerusalem.
The volume includes a poem in ten movements “A Room in Jerusalem”, published in Italy in the “Il Vangelo della Carne” (trad. “Flesh Gospel”), Edizioni Torino Poesia, Turin, 2008.
Illustrazione in copertina / cover illustration: Giacomo Sampieri, Motel, olio su tela, 2006, Courtesy of Galleria Bianca Maria Rizzi, Milano.
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