La libidine di potere del borioso analfabeta

Sul Romanzo webzine

 

Lo è per definizione. Peggio dei critici d’arte e di quelli letterari, abilissimi nell’evidenziare limiti e difetti delle opere altrui quanto incapaci di produrre un quadro o un romanzo. Naturalmente parliamo della figura del redattore o, come si dice oggi con un anglicismo oltretutto errato rispetto alla realtà nostrana, l’editor.
Un personaggio borioso per lo più, convinto di aver letto tutto ciò che valeva la pena di leggere, e ciononostante analfabeta, perché notoriamente non in grado di cogliere gli elementi di valore e novità dei lavori che gli vengono affidati.
Il borioso analfabeta è, purtroppo, l’inevitabile strettoia che lo scrittore deve affrontare nel tentativo di approdare in casa editrice. Vediamo dunque come sconfiggerlo, o perlomeno come evitare gli spuntoni rocciosi che potrebbero affondare la vostra nave e, fuor di metafora, il vostro romanzo.
Tendenzialmente, l’editor legge molto. Ha iniziato da ragazzo, con una passione smodata per la narrativa d’avventura, per poi passare ai classici. Se avete scritto un romanzo di fantascienza, mettetevi il cuore in pace, sarete misurati volenti o nolenti con la Fondazione di Isaac Asimov o la città eterna di Arthur Clarke. Peggio se volgete all’avventura, perché il metro di paragone potrebbe essere Emilio Salgari. Non parliamo dei romanzi storici, dove Alessandro Manzoni impera, appena mitigato da Umberto Eco. In ogni caso, l’editor è un vecchio topo di biblioteca, ama la prosa stantìa di Italo Calvino o di Carlo Cassola, le ambientazioni provinciali di Cesare Pavese. Per un ignorante presuntuoso come l’editor, Wilbur Smith sa scrivere in inglese, Stephen King è davvero un giallista.
Qualunque sia il genere letterario dell’opera che volete fare approdare in casa editrice per la pubblicazione, evitate con cura di evidenziare quanto il vostro stile sia in contrasto con i maestri della letteratura, quelli veri ma anche quelli discutibili eppure vendutissimi. Ricordatevi che da qualche parte esiste un editor che ha deciso di pubblicare Moccia, altrove un estimatore di Baricco. Superate il vostro senso di disgusto. Potrebbe toccare proprio a voi fare i conti con la stessa persona.
L’editor ha lo stesso spessore intellettuale della celeberrima casalinga di Voghera. E’ del tutto incapace di cogliere le finezze linguistiche, le innovazioni sintattiche. Odia gli anacoluti come la marmellata sul brasato al barolo. Su questo punto, ci sono pochi trucchi cui fare ricorso. Grammatica e sintassi, almeno nelle prime dieci pagine, cercate davvero di rispettarle.
L’editor è superficiale. E’ una conseguenza diretta della boria e dell’ignoranza che lo attanagliano. Vi giocherete la sua simpatia nelle prime tre pagine. Se il telefono per disgrazia squilla mentre è a metà della prima pagina, quelle poche righe saranno tutto ciò che riuscirete a fargli leggere. Ecco la ragione vera per la quale l’incipit di un romanzo è fondamentale. L’unico scopo dell’incipit è prendere al volo l’editor, colpirlo allo stomaco, fargli balenare per un istante la speranza di aver trovato, almeno una volta nella sua frustrante e inutile carriera di mezze maniche dell’editoria “il libro”, quel libro del quale potrà raccontare ai nipotini: “ecco, l’ho scoperto io”.
L’editor, a prescindere dall’età, ha problemi di vista. Nulla lo indispettisce di più di un piego stampato in caratteri inferiori al corpo 12. Meglio un 14, con l’interlinea sufficientemente ampia. Non è un grande sacrificio. Consideratelo un atto di pietas nei confronti di un minus habens.
L’editor, infine, è conformista, maledettamente conformista. I suoi gusti di lettura, a causa dell’eccesso di fruizione della stessa, che spesso non si esaurisce all’orario di lavoro ma prosegue patologicamente a casa e persino nei fine settimana, sono purtroppo perfettamente omologati a quelli della massa dei lettori. Su questo piano, c’è ben poco da fare, se non di capire cosa potrebbe interessare il pubblico dei lettori cui vi rivolgete. Se interessa loro, potrebbe interessare lui.
L’editor è perfettamente consapevole di essere protetto dalla legge. Non potete ucciderlo. Dovrete quindi fare i conti con questo insopportabile figuro anche dopo aver passato indenni gli scogli della prima selezione. Evitate quindi di considerarvi approdati soltanto perché la vostra opera ha iniziato il cammino che potrebbe portare alla pubblicazione.  I sacrifici al vostro orgoglio, in questa seconda fase, saranno ancora superiori e meno sopportabili di quanto vi possiate aspettare.
C’è uno scoglio insidioso sul quale molte opere naufragano in modo inatteso: il titolo. Non c’è niente di più irritante per uno scrittore di vedersi contestare l’originale “Il nome del gladiolo” che sintetizzava perfettamente il suo romanzo storico di ambientazione medievale o “La metropoli e le stelle” che mirabilmente avviava il suo ciclo fantascientifico. Su questo punto l’editor è irremovibile. La sua sudditanza nei confronti delle opere già pubblicate è assoluta. Fra l’altro, in questo caso, può contare sul totale sostegno di quel caprone del direttore editoriale. Mettetevi il cuore in pace, almeno per i primi due romanzi e rinunciate all’inutile scontro: il titolo non potrete sceglierlo, al massimo suggerirlo, ma con molta timidezza.
Il baratro dell’ottusità e dell’insipienza vi si parerà improvviso all’atto di definire la copertina. L’editor è assolutamente privo di senso artistico, odia visceralmente ogni innovazione, è capace di atti violenti, fino alla tortura delle bozze già impaginate con passaggio ripetuto nel caminetto, se solo provate a contestare la linea grafica della collana nella quale verrà inserita la vostra opera. E’ assolutamente inutile dimostrargli che il logo dell’editore non deve comparire dove è sempre comparso, spiegargli che il formato dei grandi tascabili economici è un insulto a Pitagora, o che il titolo scritto in orizzontale da sinistra a destra sono sintomi di un conservatorismo patologico.
L’editor è un dinosauro, non sente ragioni. La psicosi da conservazione nella filiera del libro è epidemica, ha infettato i promotori, i distributori, persino i librai e, secondo le più recenti ricerche scientifiche, persino i lettori. Gli Oscar Mondadori sono odiosamente, insopportabilmente, ignominiosamente sempre Oscar Mondadori. Non è mai accaduto nella storia di questa casa editrice che abbia pubblicato un libro con il logo di Sellerio o le copertine della Garzanti. In questo caso, ad aggravare la situazione, l’enclave mafiosa è compatta e granitica: grafici, responsabili della promozione, persino tipografi e legatori saranno complici dell’editor nel rovinare il vostro libro.
Arrivati a questo punto, siete ormai consapevoli che il vostro romanzo, scritto con dedizione durante lunghe notti insonni, sconquassato nelle secche delle redazioni, cannoneggiato dall’editor, bombardato dagli addetti alla promozione, si è trasformato da splendido veliero in un relitto putrido, il cui destino sarà galleggiare amaramente per alcune settimane, magari alcuni mesi, nella risacca delle librerie, sotto gli occhi di tutti, per poi arenarsi miseramente sugli scaffali e, infine, depositarsi sul fondo melmoso delle biblioteche, dove potrà giacere per decenni, visitato di tanto in tanto da un lettore.
Nella peggiore delle ipotesi, il relitto sarà restaurato, offeso da una nuova e ancor più orripilante copertina, ricomposto come un cadavere risuscitato in una nuova edizione, sempre e odiosamente scritta in caratteri latini, con i paragrafi giustificati. Talvolta qualche saccente e irriverente editor interverrà persino sulle edizioni successive, eliminando quei refusi che voi consapevolmente avevate deciso di lasciare in un angolino, per sottolineare con una piccola imperfezione voluta l’assoluta intoccabilità della vostra opera.
Giunti a questo stadio sarete diventati scrittori, ma la fama non vi ripagherà delle offese subite. L’editor nel frattempo sarà morto di vecchiaia, ma l’odio che avrete nutrito nei suoi confronti non verrà meno. L’unica soluzione, come insegnano Salgari, Hemingway e molti altri, è uno spettacolare e sanguinolento suicidio. Agli editor delle nuove generazioni piacciono moltissimo questi epiloghi. Anche ai responsabili della promozione, ai librai e persino ai lettori. Fanno vendere un sacco di copie, e a quel punto nessuno sente il bisogno di correggere i vostri manoscritti. Persino la lista della spesa, purché autografa, sarà trattata con rispetto e magari venduta all’asta.



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Un venerdì come tanti

Riassunti ed estratti delle 400 email trovate in casella questa mattina (una giornata tipo):

Proposte d acquisto viagra e simili – circa 340

Anche nell’ipotesi che pur mi servissero, per quale ragione le dovrei comprare in Uganda, Siberia o Alaska?

Inviti alle presentazioni di libri editi da altri editori – circa 80

Di cui approssimativamente

  • libri dei quali non ho mai sentito parlare e dei quali non sentirò più parlare pubblicati da servizi di autopubblicazione, case editrici fantasma e solite per esordienti a pagamento circa 50
  • libri dei quali avevo sentito parlare perché mi erano passati sulla scrivania ed erano stati rifiutati e che rientrano nell’ambito di pubblicazione di cui al punto precedente circa 25
  • libri pubblicati da case editrici vere, con presentazioni nelle quali l’oggetto dell’invito è un’apericena, un ingurgitacioccolato o una tracannata alcoolica in generale circa 4
  • invito alla presentazione di libro rifiutato e ora pubblicato da Edizioni Semitroviseifortunato & Comunquemihaipagatoperfarlo con commentino sarcastico tipo: «Voi siete una piccola casa editrice semisconosciuta e avete fatto male a rifiutare il mio capolavoro. Le Edizioni S. & C. (di cui sopra) hanno invece organizzato un party con dodicimila invitati allo stadio di Fogliacca di Mezzo in provincia di Paturnia e sono già stato intervistato sul canale 23612 di TettoAltoTV e recensito dal Gazzettino di Pietrabagnata di Sotto»

Comunicazioni di fallimento o chiusura librerie – 2, senza circa

Richieste di partecipazione a fiere del libro organizzate nel prossimo fine settimana in varie località italiane – circa 30

Librerie che chiedono a noi dove trovare un libro pubblicato da qualcun altro – 2

Lamentele per pacchi inviati con il servizio postale e manomessi – 8 (giornata fortunata, si vede che siamo scesi sotto i cento pacchi al giorno)

Manoscritti – appena 5 di cui

  • una storia erotica
  • una raccolta di poesia
  • una proposta di poema
  • una proposta di saggio senza curriculum. senza riferimenti per la risposta salvo l’email, senza sinossi e senza neppure spiegazione dell’argomento trattato
  • una proposta di romanzo senza sinossi e con l’invito a rispondere entro 24 ore
  • in ogni caso nessuno che abbia salutato

Varie non classificabili –  tutto il resto

Lettori che scrivono dicendo che hanno apprezzato un libro della casa editrice – incredibilmente 2

Ci sono cose che non hanno prezzo. Per tutto il resto… il cestino.

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Piccoli consigli: il curriculum dello scrittore

Ebbene sì, il vostro capolavoro letterario è giunto a compimento. Vi preparate a inondare a raffica le redazioni delle case editrici di email con relativo allegato e naturalmente insieme all’opera dovrete inviare anche la fatidica sinossi e il vostro curriculum personale.

Della sinossi, questa parolaccia, parleremo in un’altra occasione. Oggi ci concentriamo sul curriculum. Altro non è che quella breve, anzi brevissima, presentazione dell’autore che dovrà comparire nella quarta di copertina, in genere in basso, poco sopra il prezzo e il codice isbn.

Vediamo qualche esempio?

Questo è un esempio di come non dovrebbe essere scritta la presentazione dell’autore di un romanzo. Naturalmente, è un esempio di come usualmente, invece, viene fatta e trasmessa…

Mariuccio Codipopo è nato il 31 febbraio 1925 a Frezza di Mezzo, frazione di Pietra Tozza. Sposato due volte, con quattro figli e due cognati, ha lavorato come trapanatore di buchi nell’acqua in una fabbrica per tutta la vita. Il suo sogno però era scrivere un romanzo e finalmente c’é riuscito dopo la pensione. Ne è nato questo capolavoro dal titolo “Avevo la dentiera ma l’ho persa”. Prima del romanzo aveva scritto dodici poemi in cinese approssimativo dedicati al suo cane.

Naturalmente si scherza. Proviamo però a riscrivere con un poì di creatività il medesimo curriculum…

Mariuccio Codipopo (1925), una vita avventurosa dedicata a mestieri impossibili e una passione per la scrittura ironica, coltivata nel riserbo per decenni. “Avevo la dentiera ma l’ho persa” è la sua opera prima, e, facendo gli scongiuri, l’autore spera non postuma.

Primo risultato: il curriculum sta in quattro righe, secondo, sembra che Mariuccio in fondo sia un personaggio interessante e che quindi valga la pena di leggere il suo libro.

Rifacciamo lo stesso gioco con l’autore di un saggio

Pippetto Altotacco, docente universitario, è titolare della cattedra di decolorazione delle castagne grosse presso l’Università di Pratoinnevato, dove ha entusiasmato i suoi studenti. Ha insegnato inoltre “Tecniche applicate della rimozione delle protuberanze marcescenti” presso il Master di Medicina selvaggia di Ukala in Polinesia. Ha pubblicato il saggio “I lamellibranchi in California, allignano?” e l’opera in tre volumi “Teoria e pratica della produzione di strumenti per la nettatura del foro anale”. In questo libro affronta riassume le sue competenze sui molluschi e sull’igiene.

Proviamo a riscriverlo? Vediamo un po’

Pippetto Altotacco insegna smarronamento all’Università. Esperto internazionale di brufoli, ha pubblicato saggi specialistici sulle cozze e sulla carta igienica. In questo libro spiega come pulire il sedere alle arselle.

Neh che è una cosa più comprensibile?

Un altro esempio scherzoso per un ipotetico autore di “Teoria della seduzione con biada”

Mario von Ippus, nato nel 1235 a Siena, di professione cavallo, ha
pubblicato saggi di scienza sull’addestramento dei fantini e corsi di
canto equino. All’attività di esperto saltatore di ostacoli affianca
una passione per le giumente, che ha trasposto in questo nuovo saggio

Se volete provarci ridendo, vedrete che la prossima volta che invierete un manoscritto attirerete l’attenzione più che con una pagina intera di notizie inutili.



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Vetrioli sparsi: il mistero degli editori scomparsi

 

Il mistero degli editori scomparsi


Un articolo noiosissimo,
dove si parla di aritmetica
e neanche un po’ di libri

Il Salone del Libro di Torino, edizione 2010, si è concluso. Un tempo era una fiera, poi si è ristretto, e a dire il vero più che un salone sembra un ripostiglio. Naturalmente, a sentire cosa ne dicono gli organizzatori, anche quest’anno il successo ha superato ogni rosea previsione, i visitatori sono stati centinaia di migliaia e gli espositori sempre un po’ di più rispetto all’anno precedente. Il comunicato ufficiale della vigilia non lasciava spazi a dubbi: «Dal 13 al 17 maggio prossimo, sempre nell’area espositiva del Lingotto, spazio ai libri con oltre 1400 espositori. Settantacinque i nuovi espositori al debutto: 20 con proprio stand, 43 nell’Incubatore e 12 allo spazio Invasioni Mediatiche. Il Salone 2010 vede il ritorno di Mursia dopo cinque anni, di Archetipo libri, Editoriale Olimpia ed Edizioni EL. Sono presenti case editrici e istituzioni di Perù, India, Brasile, Slovacchia, Romania e Albania.»
Oltre 1400 significa più di 1300 e meno di 1500, almeno secondo la mia maestra delle scuole elementari. Per verificare, in fondo, basta andare a consultare l’elenco ufficiale degli espositori sul sito www.salonelibro.it, mettersi a contare e vedere quale risultato viene fuori.
L’elenco, visto che è ufficiale e consultabile in linea, ve lo risparmiamo, ma naturalmente lo abbiamo memorizzato a scanso di variazioni a posteriori. Noi non siamo molto ferrati in aritmetica, lo confessiamo. Comunque fino a mille sappiamo, magari a fatica, contare. In questo caso, a mille non siamo arrivati. Ci siamo fermati esattamente a 973. Tanti sono infatti gli espositori ufficialmente elencati dal Salone del Libro: ma non erano 1400? No, non erano. Peraltro, un visitatore pedante e petulante, mettendosi a contare, non avrebbe trovato 1400 stand. E neppure 973.
Intanto, perché tra gli espositori compaiono anche coloro che entrano a fare parte di uno stand collettivo. Se dieci editori minuscoli si raggruppano in una delle tante altrettanto minuscole associazione indipendenti di editori, lo stand, piccolo piccolo peraltro, è uno solo, ma gli espositori diventano dieci.
Il visitatori pedante e petulante, diranno all’ufficio stampa del Salone, sta sottilizzando troppo. In fondo, con un libro esposto o diecimila, editori sono ed espositori restano.
Sicuri? Proprio sicuri? Oltre alle addizioni, sappiamo anche fare le sottrazioni. La prima, necessaria, riguarda i “doppi espositori”. Niente di grave, beninteso: puri errori veniali o, talvolta, diversificazioni contabili. Se il Sole 24 ore espone in due stand diversi vale due espositori. Giusto? Giusto, però per il visitatore becero è pur sempre un editore solo.
Di doppie ragioni sociali ne abbiamo contate e verificate sedici.
Ora, però, viene la nota dolente. Parliamo di espositori o di editori? Gli editori sono quelli che pubblicano libri ed espongono libri. Gli altri sono, nell’ordine di importanza: Ministeri, Regioni, Guardia di Finanza, Polizia, Aziende di promozione turistica, Pro Loco, venditori di penne, magliette, tipografi, associazioni di categoria, sindacati, venditori di hamburger. Tutte attività degnissime, ma che con la produzione di libri hanno poco a che fare. E dire che il biglietto di ingresso riporta la scritta “Salone del Libro”, mica “Sagra del panino” o “Festa delle Forze Armate”. In totale, su 957 espositori restanti, sono la bellezza di 235.
Con fatica e con l’aiuto di un pallottoliere, restano, mumble mumble, 722 editori: niente male, in fin dei conti. Poco più della metà di quelli strombazzati dai comunicati stampa del Salone del Libro, ma pur sempre una bella cifra. Magari, ad averlo saputo prima, avremmo potuto chiedere lo sconto all’ingresso: «Scusi, se per vedere gli stand di 1400 editori devo pagare 8 euro, non è che visto che i presenti sono la metà, mi fate lo sconto a 4 euro?»

Salone del Libro 2010

Folle che spintonano al Salone del Libro 2010

Di che lamentarsi? Mursia è tornato ad esporre dopo cinque anni di assenza, finalmente posso trovare gli introvabili titoli di quel tale Mondadori che solo raramente viene distribuito regolarmente nelle grandi catene librarie e che mai potrei sperare di vedere esposto in un autogrill. Avrò la soddisfazione, dopo tutto, di spulciare fra i marchi più prestigiosi della vera editoria di cultura, i nomi storici della produzione letteraria nazionale. Come rinunciare alla possibilità di visionare e toccare dal vivo il catalogo del Gruppo Albatros… di Kimerik… Gruppo Albatros? Kimerik?
Il dubbio mi assale. Ripercorro i corridoi del Lingotto. Ormai i piedi fanno male e la voglia di catalogare il numero degli editori a pagamento, alias editori per autori a proprie spese, alias pagami che ti pubblico, scema insieme alla noia profonda e a un certo senso di nausea. Mi limito a contarne undici in un solo padiglione.
In fondo, perché mi lamento? Ho avuto la possibilità di guardare la produzione di ben 711 editori. Con otto euro, in una qualsiasi libreria, forse avrei potuto vederne esposti duecento. In compenso, avrei in tasca i soldi per acquistare un libro in più.


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Lettere ordinarie al redattore ordinario


 

Scambi di email pressoché quotidiani

1. – Ho scritto un libro…

  • Ho scritto un libro, voi siete disposti a pubblicarlo?
  • Può anche darsi. Di che libro si tratta?
  • Prima di inviarvelo vorrei sapere se siete disposti a pubblicarlo
  • Guardi, per darle una risposta dobbiamo prima leggerlo
  • Ah, ma allora cosa devo inviarvi?
  • Deve inviarci il libro
  • Ma se non l’ho ancora pubblicato, come faccio a inviarvelo?

2. Ho tradotto un libro…

  • Salve, vorrei rendere disponibile al pubblico un libro di xxxx, che sto per finire di tradurre.  Sapete consigliarmi come meglio procedere, con o senza di voi?
  • L’autore che lei ha tradotto è morto nel 2006 e pertanto i suo testi sono sottoposti alla disciplina sui diritti d’autore. La pubblicazione di un traduzione italiana presuppone prima l’acquisizione dei diritti dall’editore straniero che li detiene. In Italia un libro di questo autore è stato pubblicato da yyyy edizioni, che francamente non conosciamo.
  • Grazie della sua risposta, che però ritengo un pò vaga. Vuole dire che mi devo rivolgere alla yyyy?  Quello che lei dice non ha molto senso perchè sul vostro catalogo sono presenti 3 libri di uno stesso autore, uno dei quali marcato (in preparazione).
  • Forse c’è un errore. Non abbiamo mai pubblicato libri di xxxx. yyyy editore non la conosciamo e non possiamo dirle se rivolgersi o meno a questa casa editrice. Questo è l’unico libro che ci risulta pubblicato in Italia e non da noi.
  • La ringrazio ancora della presenza, ma non capisco perchè lei continui ad astenersi dal dirmi se potrete o no pubblicare le opere di questo autore in un vicino futuro. Ci sono quindi delle domande a cui trovare la risposta:
    Quali sono i limiti da oltrepassare per fare ciò ? 
    I diritti sono esclusivi della yyyy edizioni adesso? 
    Ho capito che non la conoscete, ma cosa dovrebbe significare ciò ?
    Mi sembra che lei non voglia aiutare, pur mostrando cortese disponilità.
  • E’ lei che forse, visto che non conosce il settore, dovrebbe forse essere un po’ meno impulsivo. Esiste un editore che detiene i diritti di questo autore. Noi non sappiamo chi sia. Lei sa chi sia?
    Non basta tradurre un libro per poterlo pubblicare. Per sapere se siamo interessati non ci basta una comunicazione che Lei ha tradotto un libro. Occorre una scheda dell’autore, una scheda del libro, alcune pagine di prova di traduzione, una richiesta economica, un eventuale contatto con l’editore che detiene i diritti il quale potrebbe anche NON volere che l’opera sia tradotta e pubblicata.
  • Nel frattempo mi ha contattato anche suo collega penso, che mi ha detto di rivolgermi alla yyyy edizioni, della quale mi ha fornito il loro “conosciuto” indirizzo email.

3. Vorrei scrivere un libro…

  • Vorrei scrivere un libro, voi sareste disposti a pubblicarlo?
  • Forse è meglio che prima lo scriva e poi semmai ce lo proponga
  • Già, e se poi a voi non interessa pubblicarlo, che me ne faccio?
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Il decalogo imperfetto per uccidere il proprio manoscritto

Ecco un decalogo perfetto, anzi del tutto imperfetto, perché si tratta di qualche regola in più delle dieci canoniche, per essere certi che il proprio manoscritto sia ucciso dal tasto “delete” sulla tastiera:

  1. Inviate il vostro manoscritto ad almeno cinquanta case editrici con tanto di indirizzo email in chiaro, così che chiunque lo riceva sappia che lo avete inviato a raffica in modo del tutto casuale
  2. Specificate che il manoscritto è stato già respinto da quaranta case editrici che non capivano nulla di editoria
  3. Spiegate chiaramente che la maggior parte dei best seller già pubblicati sullo stesso argomento sono pura immondizia e che il vostro approccio è completamente diverso.
  4. Fate sapere subito che i vostri parenti e amici lo hanno letto e sono convinti si tratti di un capolavoro
  5. Comunicateci che la casa editrice XY vi ha consigliato caldamente di proporre il manoscritto a noi, perché siamo gli unici che lo avrebbero certamente compreso.
  6. Inviate il vostro libro sotto forma di venti allegati separati, ciascuno per ogni capitolo, aggiungendo altri cinque allegati con curriculum, recensioni di amici e lettere di presentazione
  7. Allegate la vostra proposta di copertina, possibilmente del tutto innovativa rispetto alla collana nella quale sognate di vedere inserito il vostro manoscritto
  8. Dopo aver inviato il vostro messaggio, telefonate subito per sapere se l’allegato è stato ricevuto
  9. Nel pomeriggio ritelefonate per sapere se l’allegato è stato stampato e letto
  10. Scrivete un’email tutti i giorni per sapere come procede la lettura del vostro manoscritto
  11. Dopo una settimana rimandate l’allegato e speditene anche una copia per posta per essere sicuri che sia arrivato
  12. Contattateci su MySpace e su Facebook, possibilmente scrivendo sulla bacheca pubblica una sintesi della scheda del manoscritto perché tutti la possano leggere.
  13. Se il vostro manoscritto è stato respinto e non avete ricevuto risposta fateci sapere che l’avete pubblicato su Lulu e che avete venduto centomila copie e che comunque siete dispnibili a riproporcelo qualora cambiassimo idea
  14. In alternativa, se siete stati pubblicati dalla casa editrice XY, inondateci di inviti alla presentazione del vostro libro
  15. In ogni caso, contattateci via chat, msn, Skype per contestare la nostra decisione
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Vetrioli sparsi: la filosofia del tutto gratis e l’editoria a pagamento

VETRIOLI SPARSI
di Emanuele Romeres

La filosofia del tutto gratis e l’editoria a pagamento
Un articolo politically scorrect

C’era una volta la vanity press. Un povero, sano scrittore desideroso di gloria casereccia o comunque di vedere stampati propri endecasillabi zoppicanti, senza particolari problemi si rivolgeva a onesti editori a pagamento che, dietro compenso, provvedevano a trasformare gli ululati del poeta in un vero libro degno di essere regalato agli amici, ai parenti e persino di comparire nelle recensioni del Gazzettino di Caccavecchia Alta.
Gli editori a pagamento erano gente in fondo piuttosto seria che, per qualche migliaio di euro attuali impaginava decentemente gli strazi agonizzanti, eliminava o almeno proponeva di eliminare gli errori di ortografia più evidenti, assemblava una copertina con tanto di quadro celebre riprodotto a sbafo, e sfornava un bel librozzo su carta patinata.
Sani tempi antichi, prima che internet sparigliasse le carte.
Poi venne la Rete e con la Rete i blog contro l’editoria a pagamento. Come?, scrissero i nuovi profeti della letteratura, pagare per pubblicare il vostro poema in terzine quadrettate con rime contestate? Spetta all’editore pagare il vostro capolavoro. Voi, gli Autori, rigorosamente con la A maiuscola, dovete pretendere di essere pagati.
Ecco allora la battaglia lanciata da un figlio d’arte quale Ettore Bianciardi, su riaprireilfuoco.org. Dove leggerete le lamentele della scrittrice Adriana Maria Leaci: «Per mancanza anche mia, purtroppo, durante l’editing ho fatto caso solo alle modifiche proposte senza andare a rileggere i contenuti, che sono rimasti con gli errori di battitura che avevo inoltrato per la selezione…», perché naturalmente lo scrittore non deve abbassarsi a controllare l’ortografia dei propri capolavori. E chi sponsorizza riaprireilfuoco.org? Marcello Baraghini, patron di Stampa Alternativa,
editore del libro di Miriam Bendia “Editori a perdere”.
Cambiamo pagina dunque, e visitiamo il citatissimo blog di Linda Rando, writersdream.org. Qui le ormai copiatissime liste EAP, sulle quali l’autrice rivendica giustamente un copyright, promuovono i buoni e bocciano i cattivi. I buoni sono quelli che si fanno pagare sì, però non per pubblicare, perché quello è brutto, ma solo per l’editing. Insomma per gli orrori di ortografia. Anzi, no, perché quelli vanno in purgatorio. Molto meglio non pagare proprio l’editore: se proprio non
sapete scrivere, il vostro periodare ricorda un motore fuso con il cambio rotto e la vostra padronanza dell’italiano è pari alla vostra umiltà, allora pagate soltanto un’agenzia letteraria. L’editore vi pubblicherà gratis. A pagarlo sarà l’agenzia, ma la faccia l’avete salvata.
Su writersdream.org campeggia la pubblicità dei libri di un editore, Montag. E poco sotto ecco un altro annuncio: «Hai un manoscritto nel cassetto? Ebbene, mandacelo! Writer’s Dream seleziona manoscritti  di ogni genere e lunghezza per la pubblicazione con la casa editrice Simplicissimus Book Farm» E siamo a tre.
A fare eco a Linda Rando si aggiunge poco più in là Andrea Mucciolo, con galassiaarte.it il suo nuovo blog. Scrive Mucciolo: «Buongiorno, ho appena creato un nuovo portale: “Come pubblicare un libro” ovvero: ”Come pubblicare senza farsi gabbare dagli editori”, e da altre persone poco corrette che bazzicano questo ambiente. Ho inserito i primi contenuti, come ad esempio: avvertenze sugli editori a pagamento, come presentarsi alle case editrici, il book on demand e altro ancora: www.comepubblicareunlibro.com.»
Andrea Mucciolo promuove il suo libro, “Come diventare scrittori oggi”. Perché si sa, chi sa fa e chi non sa insegna. In calce al blog, una bella dicitura per il copyright: tutti i diritti di riproduzione riservati a Eremon Edizioni. Se sappiamo fare di conto siamo a quattro.
Di manuali scritti da scrittori che scrivono su come scrivere avevamo già “Io scrivo” di Simone Navarra, edito da Delos Book. Sì, proprio quelli dei premi letterari, una decina l’anno, che trovate su www.delosbooks.it/premi/ e ai quali potete iscrivervi su www.delosstore.it/iscrizioni/, con tariffe variabili da 5 a 50 eurini. Delos Book è anche la rivista Writers Magazine che, pagando, vi spiega come pubblicare gratis o a poco prezzo. Se l’artimetica non è un’opinione siamo a cinque.
Ciliegina sulla torta, perché i vetrioli sono per tutti, e mai esclusi i presenti, il seguitissimo blog sulromanzo.blogspot.com curato nientepopodimeno da Morgan Palmas che ospita questo articolo sulla neonata webzine omonima. Interviste agli editor, compreso l’autore di questo vetriolo e, naturalmente, banner sparato sul suo libro ”Scrivere un romanzo in cento giorni”. Edizioni Marco Valerio questa
volta. E siamo a sei.
E se per gli altri cinque giuriamo sull’assoluta buona fede in mancanza di informazioni, per quanto riguarda il sesto abbiamo i dati diretti. La campagna di stampa contro l’editoria a pagamento non ha incrementato neppure di un punto percentuale le vendite del saggio pubblicizzato. In compenso ha provocato un inatteso incremento del quattrocento per cento del numero di manoscritti, non richiesti,
inviati in allegato email. Se venissero passati sotto un software di sintesi vocale, gli ululati degli scrittori spaventerebbero un branco di lupi selvatici.
Morgan Palmas, consapevole della sua colpa, si è ritirato in clausura letteraria e, per espiare, legge un libro al giorno. E se leggere, semplicemente leggere, fosse la strada giusta per diventare scrittori?

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Elezioni e politiche culturali. Sette domande senza risposta

Nelle scorse settimane la nostra redazione ha inoltrato una serie di domande ai due candidati degli opposti schieramenti in Piemonte, chiedendo loro di assumere una posizione rispetto alle politiche culturali nella regione. Nessuna risposta è arrivata e nessuna risposta, agli oltre diecimila lettori che ogni giorno seguono, direttamente o tramite i social network, gli interventi del blog di Marco Valerio Edizioni, potremo pubblicare.

Resta il dubbio che si trattasse di domande troppo scomode. Viene il dubbio che l’unica risposta da parte della nostra redazione possa essere:

con nessuno di costoro…


Queste le domande che abbiamo sottoposto a Gianni Oliva e Giampiero Leo. Ve le lasciamo valutare, alla vigilia del voto regionale in Piemonte, perché ciascuno faccia le proprie legittime deduzioni.

Giampiero Leo, candidato PDL, già assessore alla cultura della Regione Piemonte nella legislatura presieduta da Enzo Ghigo. Gianni Oliva, candidato PD, assessore alla cultura della Regione Piemonte nella legislatura che sta terminando, presieduta da Mercedes Bresso.

Due concezioni antitetiche del ruolo che l’ente pubblico deve svolgere nel settore, ma anche eredità comuni da gestire, a prescindere da quale sarà la compagine vincente, alcune delle quali non prive di imbarazzo.

Marco Valerio Edizioni, operatore culturale privato in Piemonte, nato nel 2000, in questi anni ha talvolta assunto posizioni favorevoli talvolta critiche nei confronti di entrambi gli assessori.

La nostra redazione, in vista del faccia a faccia organizzato per mercoledì 17 marzo 2010, alle ore 18, in piazza Rebaudengo 22 a Torino, ha predisposto una serie di domande e provocazioni, strettamente legate al mondo dell’editoria libraria, da pubblicare sul blog della casa editrice marcovalerio.it, forte delle oltre cinquemila visite quotidiane.


D. Nel corso di questo decennio, il Piemonte, un tempo sede di oltre il cinquanta per cento delle case editrici scolastiche e di molti marchi storici, sembra aver perduto il ruolo di “capitale del libro”. Quali responsabilità ritiene di dover addebitare alle scelte operate dalla sua parte politica e quali invece alla parte politica avversa?

D. La legge regionale 18, approvata da entrambi gli schieramenti, ha di fatto dato ossigeno ad un settore in gravissima crisi. Tuttavia le scelte attuative della legge non sono sempre state condivise dai destinatari. Le riassumiamo in sintesi, chiedendoLe di esprimere una valutazione su ciascun punto e, volendo, avanzare proposte nuove o alternative:

1. La legge prevede un sostegno alle traduzioni e alle pubblicazioni di elevato valore culturale. Da alcuni sono considerate un fatto positivo, quali sintomo di sprovincializzazione rispetto a una visione “localistica”, da altri meri strumenti di sostegno dai criteri opinabili. La sua opinione in merito?

2. Partecipazione e sostegno alle fiere locali e internazionali. La Regione finanzia la presenza degli editori piemontesi alla Fiera del Libro di Torino con un contributo di mille euro. Ritiene compatibile questa opzione con le norme europee e ne condivide lo scopo? La Regione sostiene l’intero costo della partecipazione degli editori piemontesi alla Fiera internazionale del libro di Francoforte. Ha a suo parere significato una presenza istituzionale di tale impegno economico o non si rischia una pura vetrina?

D. Alcuni giornali accusano la Regione di una politica culturale Torinocentrica. Ritiene che questa accusa possa essere condivisa o debba essere respinta al mittente? Quali sono le iniziative che, da assessore, ha promosso nelle altre province piemontesi?

D. Premio Grinzane Cavour, uno scandalo senza precedenti che ha ingoiato grandi risorse regionali. Ritiene di condividere i giudizi pubblicati dai presidenti Ghigo e Bresso che, pur con angolazioni diverse, hanno difeso l’iniziativa considerandola comunque di elevato valore promozionale per il Piemonte?

Ritiene che per promuovere l’immagine del Piemonte sia più utile invitare Premi Nobel stranieri nelle nostre terre o non piuttosto sostenere la presenza all’estero dei nostri scrittori, affermati o giovani essi siano?

Fare partecipare gli operatori culturali piemontesi alla gestione di un Premio analogo potrebbe a suo parere evitare il ripetersi di scandali?

Infine, quali errori addebita al suo avversario e quali iniziative e proposte avanza nel caso sia chiamato a ricoprire nuovamente un ruolo decisionale nell’ambito della cultura piemontese?

Grazie


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Vetrioli sparsi

E’ ufficiale. Morgan Palmas, autore dell’ormai seguitissimo sulromanzo.blogspot.com, lancia una webzine letteraria.

Era quasi un passo obbligato, dopo il successo del sito e della recente uscita del libro Scrivere un romanzo in cento giorni, agile manuale di scrittura che la Marco Valerio Edizioni ha pubblicato nella togata collana de I SAGGI.

L’irruente scrittore vicentino ha sfondato il muro dell’esordio e si presenta in Rete forte del seguito di commentatori del suo blog, senza paura di incappare in polemiche anche accese e non di rado dichiaratamente politically scorrect.

Scrive Palmas nell’articolo che annuncia l’imminente iniziativa:

Non ci piace la società liquida in certi suoi aspetti, non ci piace l’idea che per sentirsi integrati si debba seguire le mode e i gruppi, crediamo che si possa vivere nel presente ed essere contemporanei anche andando contro corrente talvolta.

Neanche a me piace la società liquida. Dirò di più: disprezzo la democrazia della cultura, questa stramba idea, tutta internettiana, che nel nome dell’uguaglianza degli uomini tutti abbiamo il diritto di spalancare la bocca e soprattutto impugnare la penna, per scrivere saggi strampalati sulle tesi più assurde, romanzi illeggibili o anche solo una voce pseudoautorevole su quel gioco della demagogia culturale che si chiama Wikipedia.

Chi segue (giusto quei due o tre aficionados, lo so) la rubrichetta Diario di un redattore ordinario su questo sito, sa che i toni polemici non di rado mi hanno procurato reprimende da parte della direzione stessa della casa editrice. D’altra parte, più in basso del sottoscala non possono sistemarmi, non fosse altro perché gli uffici dell’azienda sono privi di cantine. Quindi, come si dice, peggio di così la mia carriera di editor non potrà andare.

Bontà sua, Morgan Palmas vuole duplicare gli spazi di sproloquio letterario polemico del sottoscritto e, tenendo fede alla mia firma, ne approfitterò per sistemare sul suo blog quello che qui proprio non mi passerebbero mai.

La rubrichetta si chiamerà Vetrioli sparsi. Chissà perché quel titolo. E pensare che ero convinto di aver distribuito pasticcini, anzi per restare in tema torinese, bignole.

 





Il libro di Morgan Palmas







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Un’intervista al redattore ordinario

Morgan Palmas, bontà sua, ha deciso di intervistarmi e di pubblicare le risposte sul suo blog. Ecco l’intervista e i commenti dei lettori aggiornati in tempo reale direttamente dal sito originale.

11 GENNAIO 2010
Intervista a un editor: Emanuele Romeres (Marco Valerio Edizioni)
Buongiorno, vorrei anzitutto chiederle qual è stato il percorso professionale che l’ha portata a divenire editor in una casa editrice.
Provengo, come si usa dire, dalla gavetta. Collaborazioni giovanili con piccole case editrici, un po’ di giornalismo e tanta passione per l’arte tipografica, che fin dai tempi del liceo mi ha spinto a conoscere da vicino tutte le fasi di lavorazione del libro, dalla composizione, alla stampa, fino alla legatoria, per poi scoprire, crescendo, che il processo che porta un libro a vivere non si esaurisce qui, ma prosegue con un intenso e per lo più sconosciuto lavoro di promozione, cura, recupero negli anni attraverso le ristampe e le nuove edizioni. Sono ormai trent’anni che respiro inchiostro, a partire dai tempi in cui si componeva ancora con il piombo fino ai recenti sistemi di video impaginazione. Anche se, allora come ora, penna rossa e carta restano gli strumenti fondamentali del mio lavoro.


Esistono un percorso standard o canali privilegiati oppure ritiene che vi siano più possibilità per diventare un editor?
Non credo in realtà esista un percorso standard. Oggi sicuramente è necessaria una laurea. Tengo fede allo stile un po’ polemico degli interventi sul blog della casa editrice per fare ai giovani aspiranti una raccomandazione: non lasciatevi tentare dalle lauree in scienze della comunicazione o dai corsi più o meno professionali per editor tenuti, spesso con costi elevati, da editori che hanno cessato di pubblicare o altre organizzazioni. Una solida formazione umanistica, filosofica, storica e letteraria, sono fondamentali. Meglio studiare il latino che il linguaggio html. Se conoscete il primo, il secondo lo imparerete in tre ore. Leggere, leggere e ancora leggere. E poi provare a inserirsi in una casa editrice di piccole dimensioni con l’umiltà di percorrere tutti i passi, a partire dal gradino più basso. Spedire pacchi è altrettanto importante, per fare sopravvivere una casa editrice, che scrivere le quarte di copertina.
Talvolta dall’amministrazione mi “passano”, sorridendo, i curricula di aspiranti redattori. Scrivono di essere disposti a qualsiasi mansione pur di iniziare, persino… a scrivere le quarte di copertina… senza rendersi conto che questo è un punto di arrivo. Ai tempi di Calvino, nessuno avrebbe osato proporsi per un ruolo che, nello storico marchio per il quale lavorava il grande scrittore, competeva a lui soltanto. E’ facile immaginare che fine facciano quei curricula.



 




Bartolomeo Di Monaco, un autore che stimo particolarmente





Come è in concreto la sua giornata lavorativa? Quali sono le sue specificità imprescindibili?



Da qualche anno, la giornata inizia purtroppo con l’estenuante lettura di centinaia di email. Allegati non richiesti, risposte di una riga o due, per respingere o cancellare manoscritti non richiesti. La casa editrice per la quale lavoro pubblica quasi esclusivamente saggistica, eppure la casella di posta trabocca di racconti fantasy, che vengono semplicemente scartati. Se per bontà, faccio l’errore di rispondere brevemente che non ci interessa il genere, ecco attivarsi una non richiesta conversazione che parte con “si, lo so, ma leggetelo lo stesso”.
A seconda dei giorni, l’attività si alterna. Cerco di leggere almeno quattro manoscritti al giorno. Una prima lettura veloce, pochi minuti per plico. Sono quei “tragici” pochi minuti, talvolta anche soltanto due, nei quali il cestone della carta da macero cresce rapidamente.
Opere non interessanti per genere o argomento innanzitutto, ma spesso manoscritti che fin dalla prima pagina denunciano una conoscenza dell’ortografia, della grammatica e della sintassi italiane decisamente al di sotto delle aspettative minime. Seguono i romanzi introspettivi. Quelle storie, per dirla in parole povere, nelle quali non accade assolutamente nulla e che celano un diario introspettivo dell’autore. Autobiografie più o meno mascherate. Anche questi condannati inesorabilmente al macero.
Una volta o due la settimana, un piego supera questa fase e finisce nel mucchio dei “libri che mi riprometto di leggere prima o poi”, come scriveva Calvino. Un cumulo che talvolta condanna alcuni manoscritti a mesi di attesa.
Altro lavoro quotidiano, la revisione delle bozze rientrate dalla correzione dei collaboratori esterni. Ormai la correzione viene affidata all’esterno della casa editrice. Controllare titoli dei capitoli, una revisione a campione del lavoro svolto dal correttore.
Infine, se è giornata di “chiusura”, come in gergo viene definito il momento in cui si conclude la fase preparatoria di un nuovo libro e si licenzia la stampa, ecco che davvero ci si occupa di copertine, risvolti e sinossi, schede di presentazione per i promotori librari. Il tutto interrotto continuamente da telefonate con gli autori, gestione dei piccoli inconvenienti o delle vere tragedie editoriali, come, alcuni giorni or sono, la costernata confessione di un legatore che aveva scambiato fra loro le copertine di due libri diversi…



 




Ugo Mazzotta, Bartolomeo di Monaco e Marco Civra, tre autori





Nel mondo editoriale vede più merito rispetto al “sistema” Italia o reputa invece che il pensiero comune dell’amata raccomandazione sia purtroppo la via più comune? Quali percentuali fra le due?



Forse la raccomandazione vale per chi scrive e vuole essere pubblicato. Sarei ipocrita a negare che talvolta alcuni aspiranti scrittori ottengono un canale preferenziale di attenzione se arriva un’indicazione in tal senso dai “piani alti”, oppure da un autore che ha già pubblicato con noi e che segnala un collega o un giovane ricercatore. Specie se l’autore può vantare vendite significative.
Diverso il discorso per il lavoro di “cucina editoriale”. Un redattore o editor che si voglia chiamare rappresenta la parte meno visibile del lavoro in casa editrice. Non è poi un lavoro così ambito come si possa credere e comunque delicato. Nessuna casa editrice è disposta a mettere nelle mani di un dilettante, solo perché raccomandato, la sorte di un libro o di un’intera collana. Di questi tempi rischierebbe il fallimento.

Se crede nel merito, quali sono le sue azioni quotidiane per favorirlo?
Quando mi imbatto in un manoscritto che potrebbe meritare la pubblicazione, il primo, faticoso e spesso frustrante investimento sull’autore è convincerlo ad intervenire sul manoscritto stesso e ad accettare l’irritante presenza proprio dell’editor, che magari osa chiedere che un capitolo sia riscritto, oppure che deve necessariamente bocciare una proposta di titolo inadeguata. Non di rado questo si rivela un ostacolo insormontabile ed il libro è condannato. Confrontarsi, discutere di come si evolve il lavoro, via email o al telefono, magari incontrarsi e approfondire i temi trattati nel libro. Il confronto culturale è essenziale e l’investimento in termini di tempo che richiede può diventare davvero elevato.

Che cosa stima in uno scrittore esordiente e che cosa invece detesta?
Detesto che cerchi di raccontare frottole, inventandosi un curriculum inesistente, oppure millantando capacità di promozione del libro. Peggio ancora, che venga a spiegarci come fare il nostro lavoro. Ci sono aspiranti scrittori che si spingono al punto di dare consigli sulle collane da avviare, naturalmente collane su misura della loro spesso improponibile opera. Altri che di fronte a un’osservazione linguistica o sintattica reagiscano difendendo improbabili stili innovativi o accusandoci di essere “reazionari”. Quelli che non rileggono le prime bozze ma si preoccupano soltanto della dimensione del loro nome in copertina.
Stimo quello scrittore che desidera condividere e far nascere il suo libro guardando non al proprio ego ma ai lettori. Sono soltanto loro i giudici finali dell’opera che ha scritto.

Quali sono le qualità di Marco Valerio e le prospettive?
Marco Valerio è una piccola casa editrice. Resta ancorata all’approccio artigianale anche se ormai ha superato la soglie dei trecento titoli a catalogo e si colloca tra le medie aziende del settore, con un marchio consolidato nel proprio settore: la saggistica. Come collaboratore non posso che esprimere un parere squisitamente personale. Credo che sia destinata a crescere e consolidarsi, per l’autorevolezza delle scelte culturali e l’impegno della proprietà.

Che cosa pensa delle case editrici a pagamento?
Sono scorciatoie che immettono soltanto in vicoli ciechi. Nel mondo anglosassone sono correttamente definite “vanity press”. Aziende che soddisfano la vanità di apprendisti scrittori desiderosi di vedere il proprio nome impresso su una copertina e del tutto indifferenti al giudizio dei lettori. Pura vanità, ma anche un ottimo metodo per uccidere la propria opera e rinunciare per sempre ad ogni possibilità di vedersi pubblicati in futuro. E’ noto che in Marco Valerio, ma anche in molte altre case editrici, i manoscritti inviati da chi in precedenza ha pubblicato con una vanity press house o, peggio ancora, con una piattaforma di autopubblicazione, vengono cestinati senza neppure passare al primo vaglio.

Un consiglio a chi vorrebbe intraprendere l’attività di editor.
Studiare, leggere. Specializzarsi. Che la vostra passione sia la storia del cinema o la filosofia antica, l’astrofisica o le tecnologie informatiche, ciò che conta è essere davvero esperti in qualche campo. Con la preferenza proprio per quei campi apparentemente meno appetibili. Conoscere almeno due lingue straniere. L’inglese è ovviamente scontato e non fa parte del calcolo. Da qualche anno conoscere il greco antico sta diventando un valore importante. Traduttori e editor si sovrappongono. Tradurre significa impossessarsi del testo e svolgere un lavoro redazionale su un testo consolidato. Imparare a conoscere l’intera filiera produttiva del libro, magari accumulando qualche esperienza come commesso precario in una libreria, durante l’estate, o magazziniere presso un distributore. I libri si amano anche imparando a riconoscerli, catalogarli, spolverarli, per poi proporli a un lettore. Naturalmente avendoli letti in precedenza.

La ringrazio e buon lavoro.
Grazie a Lei per il Suo interessantissimo blog, che seguo con attenzione. E non solo perché il suo libro è passato positivamente anche sotto le mie “grinfie” qualche mese or sono.


Ed ecco i commenti e le reazioni
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Il lunedì del redattore ordinario

Se non fosse per la pubblicazione dell’intervista che Morgan Palmas mi dedica, bontà sua, sul suo blog, l’ondata di perentorie ingiunzioni letterarie del lunedì mattina è tale da scoraggiare anche il più entusiasta amante dei libri.

«Cara scrittrice, che “Le invio i miei lavori, in caso la proposta potrebbe (sic!) suscitare in lei interesse”, devo comunicarle che se la nostra casa editrice non si occuperebbe di saggistica, magari poteresse anche prendere in considerazione i suoi romanzi fantasy…»

«Caro scrittore, che la vostra lettera specifica che il vostro impegno con la narrativa è limitatissimo, che il mio manoscritto richiede un ampio lavoro di revisione e che sarebbe opportuno risentirci, eventualmente, all’inizio dell’anno 2010. Mi sia consentito porvi le domande che seguono: se il vostro impegno con la narrativa è limitato , non credete che sarebbe stato più accettabile da parte vostra comunicarmi a priori la linea di interessi e di produzione evitandomi di spendere del denaro per la spedizione del manoscritto? Se, a parer vostro, il mio manoscritto richiederebbe un ampio lavoro di revisione, vuol significare che l’avete già letto?

Ebbene sì, caro scrittore, il nostro impegno con la narrativa è limitato. Limitato ai lavori pubblicabili. Lei ci ha chiesto di leggere il suo manoscritto, cosa che abbiamo fatto, non senza un certo disagio. E come avremmo potuto leggerlo se non ce lo avesse inviato? Lo abbiamo letto e le abbiamo detto che richiederebbe un ampio lavoro di revisione. Per caso l’ha revisionato? Una bella revisione profonda, partendo dalla prima riga fino all’ultima…
Nel caso non abbia “passato la revisione” i casi sono due: potrebbe rottamarlo, come si fa con le automobili, oppure provare a ripassare nel 2011…»


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Il redattore ordinario alla Buchmesse – 3


Lo stand dei piemontesi

Lo stand dei piemontesi

Nella precedente puntata di questo resoconto semiserio avevo anticipato che oggi vi avrei parlato della stampa e dei cinesi. Invece ho cambiato idea. Oggi parliamo di editori piemontesi. Bisogna dare atto a Gianni Oliva, assessore alla Cultura della Regione Piemonte, che questa volta ha davvero fatto le cose per bene. Un po’ di merito bisogna riconoscerlo anche a Eugenio Pintore e alle pimpanti ragazze di Ex-Libris, capitanate da Carmen Novella, che hanno pazientemente fatto da balia a una ventina di scatenati e un po’ provincialotti piemontesi armati di valigetta e cataloghi alla ricerca di occasioni per crescere.

Male hanno fatto sicuramente gli assenti, quegli editori che si sono limitati a esporre cinque titoli nel bellissimo stand offerto dalla Regione Piemonte senza affrontare il pur faticoso viaggio in Germania. Francoforte, prima ancora che per fare affari, è una grande occasione per imparare, capire, confrontarsi. Senza contare che, esserci di persona, significa essere visti dai distributori e dai grandi operatori del settore.

Per visitare gli otto padiglioni della Buchmesse non basta un giorno. A dire il vero non ne bastano neppure cinque, a meno di essere veri e propri maratoneti. Bisogna scegliere, organizzarsi e, se possibile, fissare in tempo utile gli appuntamenti, con settimane o addirittura mesi di anticipo. Altrimenti, si rischia di girare a vuoto per gli stand.

In ogni caso, anche girare da un padiglione all’altro, armati di valanghe di biglietti da visita, è un’esperienza utilissima. Spiare, capire, confrontare sono le tre parole d’ordine per i piccoli editori. Capire come si disegnano bene le copertine, come si articola un percorso su una collana, come si sviluppa un’azione di marketing sul libro. Magari, perché no, rubare idee per nuove pubblicazioni.

Il povero redattore ordinario come mezzi a disposizione non aveva neppure una macchina fotografica per carpire spunti. Il Direttore Editoriale, prima della partenza aveva solennemente dichiarato: «La nostra è una casa editrice di cultura, saldamente ancorata ai valori della tradizione, che rifugge dalla rincorsa ai gadget tecnologici.» In parole povere significava: impara tutto a memoria e se proprio non ci riesci, prendi appunti. Come dotazione aziendale, il redattore ordinario ha ricevuto: due bloc notes, di cui uno tascabile, tre penne e una matita. La matita è servita per fare schizzi delle copertine altrui. Tenuto conto che non ha la minima capacità nel disegnare, potete immaginare fin d’ora quali orrori scaturiranno da questa operazione spionistica sulle copertine di tutto il mondo. Per fortuna, i grafici sanno bene cosa farsene dei suggerimenti del redattore ordinario…

Libri in mostra alla Fiera del Libro di Francoforte

Libri in mostra alla Fiera del Libro di Francoforte

Nella prossima puntata parleremo, e questa volta per davvero, degli stampatori cinesi.

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Il redattore ordinario alla Buchmesse – 2

Seconda puntata del resoconto del redattore ordinario dalla Frankfurter Buchmesse. Questa volta più seria di quella precedente.

P15-10-09_10.49[01]Per quanti non lo sapessero (ovviamente è un domanda retorica, perché ormai tutti sanno tutto), la Fiera del Libro di Francoforte, che si svolge ogni anno ad ottobre è la principale manifestazione mondiale del settore. Non si tratta di una fiera aperta al pubblico, salvo l’ultima giornata, ma riservata agli operatori: editori, scout, agenti letterari, scrittori affermati, distributori etc. etc.

Cosa ci vanno a fare gli addetti ai lavori in fiera? A comprare libri naturalmente, non nel senso di acquistare singole copie del volune, ma per trattare i diritti internazionali. Io dò un libro a te, tu dai un libro a me, lo traduciamo nelle rispettive lingue e così il catalogo delle singole case editrici aumenta.

Di fatto, alcuni editori, quelli di lingua anglosassone per primi, vendono, altri comprano quasi esclusivamente. Per un fattore di lingua anzitutto: un libro in inglese è già pronto per il mercato statunitense, australiano, britannico, ma anche indiano ad esempio. Un libro in italiano, invece no. Accade così che i Paesi con maggiori difficoltà di penetrazione culturale all’estero decidano di sostenere le traduzioni con contributi statali. In altre parole, tanto per fare un esempio, se un editore italiano o americano acquista il diritto di tradurre un’opera polacca, il governo di Varsavia offre un contributo per i costi di traduzione.

Il grande mercato dei diritti lo fanno naturalmente i giganti del settore, con i best seller dei grandi autori. Qualche volta incappano in bufale clamorose, scambiando lucciole per lanterne, così da proporre ai lettori italiani il nuovo vate della letteratura del tal Paese salvo scoprire che il vate in questione, nel suo paese di origine (paese inteso minuscolo, come villaggio) neppure lo conoscevano. Accade di rado, ma accade.

Il best seller di Andrew Matthews

Il best seller di Andrew Matthews

Accanto ai best seller, il secondo mercato dei diritti si concentra sui libri illustrati. In un pianeta nel quale l’analfabetismo di ritorno del mondo industriale sta superando quello di andata del Terzo Mondo, il modo migliore per vendere qualcosa ai lettori è proporre libri nei quali ci sia poco o nulla da leggere. Grandi volumi illustrati, con tante belle fotografie e qualche didascalia, oppure simpatici tascabili con manualetti che spiegano in dodici righe e tante allegre vignette come educare i propri figli, costruire in casa un aeroplano, diventare ricchi o vivere felici. Gli indiani e gli australiani ne propongono di magnifici. Il redattore ordinario si è fatto guardare male perché in uno stand di canguri si è messo a sghignazzare  sui testi di Andrew Matthews. Non preoccupatevi, i diritti delle sue opere sono stati acquistati da una grande casa editrice e presto potrete leggere i suoi nuovi divertenti capolavori. Se l’inglese non è un ostacolo, potete anche scaricare molto materiale gratuito, in ebook o audio mp3, direttamente dal sito dell’autore.

Editori piemontesi in vetrina

Editori piemontesi in vetrina

I libri illustrati si acquistano già stampati. In che senso? Nel senso che ormai il mercato tipografico di questo tipo di pubblicazioni è monopolio cinese. Costa meno tradurre il libro, inviare all’editore che detiene i diritti dell’opera originale l’impaginato della traduzione e attendere che una nave attracchi al porto di Napoli o di Genova con un bel container pieno di libri stampati nei dintorni di Shanghai, perfettamente uguali a quelli inglesi, tedeschi o brasiliani, ma con le scritte in italiano. E’ il mercato globale.

Ma degli stampatori cinesi parleremo nella prossima puntata.


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Il redattore ordinario alla Buchmesse – 1

 

Frankurter Buchmesse
Frankurter Buchmesse

Ottobre 2009 – Era un po’ che il redattore ordinario non postava sul blog. Tra correzioni, impaginazioni, pulizia dei vetri e trasferimento degli scatoloni dopo il grande trasloco, di tempo per scrivere ne era rimasto ben poco. L’angelo custode dei redattori ordinari tuttavia non ci abbandona, specie se i redattori ordinari vengono precettati per il tour de force annuale alla Buchmesse.

Anzitutto, il redattore ordinario non viene sistemato in albergo. «Sarebbe un lusso del tutto inaccettabile, incompatibile con la sobrietà che deve caratterizzare la nostra casa editrice» ha sentenziato il Presidente con tono autorevole. Se mi fosse balenato per la mente di obiettare, subito mi è stato messo a disposizione un modernissimo motorhome di ultima generazione, immatricolato nel 1985, dotato di tutti i comfort, ovvero stufetta a gas e sacco a pelo. A Francoforte si prendono decisamente sul serio, devo dire, e il Rebstock Park sul quale si sistemano i motorhome degli editori europei brilla per efficienza (quelli italiani naturalmente salgono in aereo e atterrano negli alberghi modaioli). Il mio vicino, un simpatico signore ebreo con un mezzo stellare dotato di antenna satellitare per collegarsi alla redazione, ufficio per incontri, sauna e piattaforma per elicottero, mi ha guardato incuriosito mentre allestivo il mio campeggio e scaricavo la bicicletta. Con aria comprensiva ha chiesto: «Italian?». «Italian, of course.»



La postazione tecnologica del redattore ordinario

La postazione tecnologica del redattore ordinario



La Fiera è grande, maledettamente grande. Proprio come a Torino, dove con quattrocento stand dichiarano di avere 1200 espositori, quelli della Buchmesse, che di editori presenti negli stand ne avevamo circa 16 mila, ne hanno dichiarati soltanto poco più di 7 mila. Perché per i tedeschi, gli stand collettivi valgono per uno solo. In compenso non ci sono code per accedere. Perché le navette che dai parcheggi a otto piani trasferiscono i visitatori agli ingressi degli otto padiglioni fanno la spola ogni sessanta secondi. Niente ressa, niente spintoni. Solo un freddo becco.



I palazzi dei parcheggi della Buchmesse

I palazzi dei parcheggi della Buchmesse


La sicurezza à discreta, persino nel “famigerato” padiglione 8, casa degli editori statunitensi ed israeliani, per accedere alla quale occorre passare la perquisizione. Dalla borsa del redattore ordinario lo zelante poliziotto tedesco ha estratto: pacchetto di cracker per spuntino, bottiglietta di acqua minerale importata illegalmente dalla madrepatria (un bicchiere al bar costa 3 euro e piuttosto che affrontare la spesa, il redattore ordinario accetta il rischio della disidratazione), foto della famiglia, mozziconi di sigaretta fumati (perché se provate a gettarne uno in terra vi condannano alla deportazione), maglia e calzini di lana. Con inglese gutturale ha chiesto: «Italian?». «Italian, of course.» La dichiarazione di nazionalità ha reso a suo parere superfluo ogni ulteriore controllo. Fossi anche entrato con un bazooka.

Gli italiani si notano subito. Dove si mangia gratis li trovi subito tutti. Che sia la soupe offerta dai francesi, ottima per avere una scusa urgente per correre ai bagni a fare la cacca con il sottofondo di uccellini cinguettanti, o uno spuntino russo, con i biscottini che ricordano i dolcetti sardi. Per il resto, tendono a incontrarsi fra loro, salutandosi con sussiego per sottolineare che loro ci sono. Tutti gli altri, invece, lavorano. Corrono come pazzi a siglare contratti, acquistare diritti, contrattare con gli stampatori cinesi e coreani.

Domani la seconda puntata del viaggio del redattore ordinario alla Frankfurter Buchmesse.



 

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Dialogo surreale in chat


Andrea Mereu
Joel Fleischman.venerdì scorso
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11:00
Andrea
pubblicami se hai soldi per camparmi un pò
11:00
Marco
???
11:00
Andrea
ho solo bisogno di ritirarmi in campagna
11:00
Marco
Oh, siamo in molti
11:01
Andrea
eh si
11:02
Marco
Scusa, ci hai proposto un libro?
11:02
Andrea
no perchè ancora non l’ho scritto
ho creato diversiracconti
gli amici buoni che se ne intendono mi dicono di proporli ma io non ci ho voglia ne coraggio
11:03
Marco
Ah, beh, prima forse è meglio scrivere
11:04
Andrea
vero? lo pensavo anch’io
11:04
Marco
Eh sì
11:04
Andrea
solo che avendo un corpo dovrei anche provvedere a sostentarlo
11:04
Marco
Eh, è un problema comune a tutti. Pensa se ogni aspirante scrittore dovesse essere mantenuto da una casa editrice quanto durerebbero le case editrici
11:05
Andrea
in Italia mezz’ora credo. Siamo il popolo degli scrittori ignoranti.
Forse è una regola mondiale, non solo italiana
Forse è una regola mondiale, non solo italiana
11:07
Andrea
me ne intendo poco di mondo. a parte qualche vallata fuori dalla mia finestra, conosco appena due o tre capitali. Ma nonn ci giurerei
Marco
Pensi che altrove ci siano case editrici che decidono di pagare uno stipendio a un aspirante scrittore che non ha ancora scritto un libro perché possa scrivere il suo libro?
Andrea
mi auguro di no altrimenti sarebbe la scusa perfetta per non lavorare mai e fare lo scrivano a tempo pieno. Sorrisi ciao

11:00 Andrea: pubblicami se hai soldi per camparmi un pò

11:00 Marcovalerio: ???

11:00 Andrea: ho solo bisogno di ritirarmi in campagna

11:00 Marcovalerio: Oh, siamo in molti

11:01 Andrea: eh si

11:02 Marcovalerio: Scusa, ci hai proposto un libro?

11:02 Andrea: no perchè ancora non l’ho scritto, ho creato diversi racconti, gli amici buoni che se ne intendono mi dicono di proporli ma io non ci ho voglia ne coraggio

11:03 Marcovalerio: Ah, beh, prima forse è meglio scrivere

11:04 Andrea: vero? lo pensavo anch’io

11:04 Marcovalerio: Eh sì

11:04 Andrea: solo che avendo un corpo dovrei anche provvedere a sostentarlo

11:04 Marcovalerio: Eh, è un problema comune a tutti. Pensa se ogni aspirante scrittore dovesse essere mantenuto da una casa editrice quanto durerebbero le case editrici

11:05 Andrea: in Italia mezz’ora credo. Siamo il popolo degli scrittori ignoranti.

11:06 Marcovalerio: Forse è una regola mondiale, non solo italiana

11:07 Andrea: me ne intendo poco di mondo. a parte qualche vallata fuori dalla mia finestra, conosco appena due o tre capitali. Ma non ci giurerei

11: 08 Marcovalerio: Pensi che altrove ci siano case editrici che decidono di pagare uno stipendio a un aspirante scrittore che non ha ancora scritto un libro perché possa scrivere il suo libro?

11:09 Andrea: mi auguro di no altrimenti sarebbe la scusa perfetta per non lavorare mai e fare lo scrivano a tempo pieno. Sorrisi ciao


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