Roma, 13 febbraio 2008; La campagna elettorale è già entrata nelle case degli italiani e sembra che il Paese si sia fermato 14 anni, a quel 1994, l'anno che segnò la scesa in campo di Silvio Berlusconi. Per carità non vogliamo usare i soliti argomenti triti e ritriti di questi giorni su chi è più nuovo o chi più vecchio. Ne facciamo invece un fatto anagrafico: un quarantenne del 1994 ha oggi 54 anni; certo la vita si è allungata, la lucidità, speriamo, pure, ma in questi 14 anni a quel quarantenne non è stata data alcuna possibilità di emergere in un panorama politico occupato stabilmente dai sessantenni di allora. E la cosa si ripete, tranne rarissime eccezioni, in ogni spazio della nostra società.
In politica però riteniamo sia più grave. Questo spazio è predominio incontrastato di "padri nobili" sui quali nulla da eccepire, sono la memoria storica del nostro paese, rappresentano l'ancoraggio alle nostre radici, ma diamine quanti sono? Ci sono poi quelli che non si arrendano mai, quelli che fanno un passo indietro, a parole, per farne due avanti e che si ripropongono...se c'è bisogno per carità...alla prima occasione. ...Non c'è bisogno di te, non direttamente, per una volta resta dietro le quinte..., dovrebbe essere la nostra risposta.
Fare discorsi "generazionali" non appartiene alla mia cultura, ma questa nostra Italia mostra sempre più il fiato e nessuno, dicasi nessuno, a cui venga in mente che, forse, un po’ di responsabilità ce l'ha pure una classe dirigente cresciuta nell'era pre-computer. Noi appassionati di internet, noi che pensiamo che la vera libertà di dibattito sia nella rete, noi che la mattina accendiamo subito il PC (personal computer e non partito comunista), forse saremo anche un po’ esagerati, come ci definiscono, ma è esagerato pensare che non si può nel 2008 accettare l'idea che a governarci siano uomini e donne che non sanno nemmeno accenderlo quel PC? (che sta sempre per personal computer e non partito comunista).