Casola Valsenio, 27 dicembre 1908
Amico mio,
perché la vostra lettera? Tutta la mia vita fu una battaglia, una sconfitta ideale! Ho lottato, e sul principio ero solo o quasi; ho lottato trentacinque anni e adesso sono come al primo giorno. Né un soldo né un applauso, sono un ignoto, più ignoto adesso di prima. I giovani della vostra generazione, che si vantano di scoprire terre e uomini sconosciuti, mi ignorano o parlano di me in segreto, vergognandosi di farsi udire dal pubblico.
Il vostro Leonardo mi seppe mai? Mario Missiroli mi costrinse a mandare un capitolo di Rivolta Ideale al Papini, che me lo pagò di una nota insolente e di una lettera anche peggiore. Aveva ragione. Rivolta Ideale è una scempiaggine come Lotta Politica, Disfatta, Vortice, Ombre d’Occaso, Olocausto, Fino a Dogali: scempiaggini volgari che i vecchi punirono colla disattenzione e i giovani d’oggi seppelliscono nell’oblio.
Rivolta Ideale e Ricciardi? Ecco: egli mi ha scritto di aver venduto 165 copie soltanto, quindi per me lire 100. Voi invece diceste a Missiroli che a Milano gli editori rispondevano: esaurita.
Ricciardi? Aveva prima preso Fuochi di Bivacco, poi ottenne Rivolta; adesso non vuole più stampare Fuochi. Gli scrissi, tacque. Dovetti ricorrere a Salvatore di Giacomo che non conosco per avere una risposta. Ecco l’editore che mi proponete, e io stesso dopo 39 anni non ne ho altro. Frenzi? Non farà nulla e nemmeno voi, amico mio: d’altronde a che servirebbe un libretto col mio nome in una collezione di volgarità attuali?
Che dirvi sulla vostra Voce? Auguro che sia udita: un consiglio, me lo permetto; abbiate un po’ meno l’aria specialista, siate mondani, superbamente, violen-temente. Potrò aiutarvi? Lo vorrei, lo voglio, quindi spero. Nel vostro giornale non conosco alcuno, e nessuno mi conosce; vi sarei uno straniero solitario, superbo, inutile.
Non importa; chissà?
Giolitti? Nulla in Italia è necessario come combatterlo: fatelo nella Voce. Un ritratto in vece non può essere una battaglia.
Grazie della vostra lettera: vi saluto, non ho altri da salutare a Firenze.
Vostro
Alfredo Oriani
Non si capisce bene perché O. dicesse di non aver altro editore dopo trentanove anni. Era nato nel 1852 e quindi aveva allora 56 anni. Forse calcolava dal tempo della sua prima pubblicazione in giornale, poiché la prima pubblicazione di libro avvenne nel 1876.







