Novembre 2008 – In teoria potrebbe anche essere divertente. Gli “autori di sinistra” (perché naturalmente, per definizione, per essere intellettuali occorre essere di sinistra, altrimenti intellettuali non si può essere) hanno deciso di proclamare uno “sciopero dell’autore”.
Lo scopo: protestare contro le politiche del governo di centro destra e contro tutte le amministrazioni locali di centro destra.
L’azione: il rifiuto di partecipare alle manifestazioni culturali organizzate da codeste amministrazioni e, ovviamente, dal governo.
Iniziativa formalmente ineccepibile. Altrettanto ineccepibile sarebbe analoga decisione da parte degli “scrittori di sinistra” che pubblicano con case editrici “di destra”. Così ovviamente non è. Protestare va bene, ma a condizione di non toccare il portafoglio. Perché, si sa, essere di sinistra non significa rifiutare la sana economia capitalista.

Francesco Rutelli
La questione solleva, a noi che non siamo di sinistra e neppure di destra, un ennesimo interrogativo. Avrebbero potuto gli “scrittori di destra” dare vita ad un’analoga protesta quando ad occupare il Ministero dei Beni Culturali era Francesco Rutelli? Giovanni Raboni, nel 1992, rischiò il linciaggio culturale per aver soltanto osato sostenere che ”esistono” scrittori di destra.
Il fatto è che gli “scrittori di destra” mai avrebbero potuto organizzare una simile protesta. Per rifiutarsi di partecipare ad un’iniziativa culturale promossa, per fare un esempio, dalla Città di Torino, dovrebbero perlomeno essere invitati a parteciparvi. Cosa che, notoriamente non avviene e non avverrà mai. Persino nella Milano della berlusconiana Letizia Moratti, per essere invitati a partecipare ad una manifestazione dedicata ai libri, gli “scrittori di destra” hanno dovuto aspettare una presa di posizione di Vittorio Sgarbi. Che di destra è sicuramente, tant’è che ci ha lasciato la poltrona.
Se poi Marcello Baraghini accetta un invito a Casa Pound, ecco scoppiare il finimondo. Gli “intellettuali di sinistra” urlano allo scandalo. Baraghini risponde per le rime.
In ogni caso, i volontari di Casa Pound non organizzano certo proteste analoghe in Campania, regione che ha provveduto a tagliare loro i fondi. Non vanno certo a dire: “guardate, noi non partecipiamo”: Semplicemente perché a Napoli, come a Torino, nessuno li invita. Altro che ”sciopero dell’autore”. In fondo, perché scandalizzarsi? Come noto, gli intellettuali di destra sono un ossimoro. D’altra parte, se Casa Pound, quando decide di incontrare un editore, sceglie Marcello Baraghini, significa che le idee confuse quelli di destra le hanno davvero.
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Questo articolo ha 18 risposte al momento
lo sciopero degli autori di sinistra sarebbe una iattura soprattutto per i sindaci e gli assessori di destra. quelli troppo impegnati a fare gli zerbini degli scrittori rossi per aver tempo di leggere gli autori neri. quelli troppo impegnati ad invitare a presentazione e convegni solo gli autori rossi per evitare di essere criticati dai giornalisti rossi. quelli (vero leo?) già troppo impegnati a cercar voti a sinistra in vista delle prossime elezioni per poter mai volgere lo sguardo a destra.
Goebbels diceva…..”quando vedo un intellettuale metto immediatamente mano alla “”luger”"….”. A parte le battute il vero problema è che a destra manca la “cultura” gramsciana dell’occupazione dei posti di potere e conseguentemente non si è mai riusciti a far crescere una classe dirigente ed una cultura, al di là di spontanei ed estemporanei fai da te. Facciamo crescere finchè “siamo” al governo una cultura di destra e si risolverà il problema
“Fare crescere una cultura di destra…ne parlavo spesso con Agostino Ghiglia che mi ascoltava, per poi concludere “chiudiamo un momento il libro dei sogni che , tanto, gli altri hanno tutto in mano e non ci sono spazi …” E mi zittiva così. Beh con queste frasi fatte ci si pone , credo , sul versante sbagliato . E se qualcuno ha pensato di risolvere il problema con l’alzata d’ingegno di promuovere sul campo Luca Barbareschi….beh, è come contraporre l’ ENA , l’ecole nationale d’administration , al nostro CEPU…Bisogna essere intellettualmente onesti : la cultura nasce là dove c’è contrapposizione con un potere dominante ;causa l’impossibilità di proporre apertamente le proprie idee , si sono utilizzate , nella storia, le arti per diffondere determinate idee. Quello su cui forse oggi ci si dovrebbe concentrare , è la velocità con cui l’intellettuale organico ,di gramsciana memoria, si è lestamente immiserito nel sottopotere delle amministrazioni di sinistra. Perchè questo ? Perchè , nonostante la prosopopea e l’autoreferenzialità di molti “maitre a penser” , in realtà i valori di base, l’etica , una visione morale delle cose stanno a zero . Vogliamo parlare di Vattimo o Della Casa? penso che ci siamo capiti. Gentili Signori , la questione posta è interessantissima . E’ dal 1994 che qualcuno spera di far crescere una cultura di destra finchè siamo al governo “. Va senz’ altro premiato per la buona volontà e la dedizione ad un opera che , se intrapresa senza scorciatoie , si presenta decisamente impegnativa .In attesa di vedere un film di Moretti che stia davvero sul mercato senza le stampelle dello Stato che favorisce la Kultura ” e vendendo biglietti veri, vi saluto.
all’inizio degli anni 70, nella torino ancora più rossa, il cidas aveva organizzato il convegno internazionale della cultura di destra. era arrivata gente come ionesco, era arrivata l’adesione di konrad lorenz. non qualche velina da promuovere in parlamento. eppure i giornali attaccavano il convegno e per torino c’erano cortei di protesta. la cultura di destra esiste. sono i politici del centro destra ad essere ciechi ed ignoranti
Tra le “anime” del Cidas c’era mio Padre con Ubldi, Molari, tanti altri professionisti ed intellettuali di destra che ebbero il coraggio di esporsi in un periodo difficile, ed il congresso allora fece scalpore. Non so se ora una analoga iniziativa potrebbe ottenere lo stesso successo non foss’altro perchè se Atene piange, Sparta non ride: anche la cosiddetta cultra di sinistra ormai è ridotta ai minimi termini. Forse che il problema è proprio la Cultura in sè in una società che divora se stessa nel consumo usa e getta anche delle proposte culturali?
mi ricordo benissimo del ruolo di tuo padre. ma non sono minimamente d’accordo sulla crisi della cultura, di destra o di sinistra. certo, se ci si basa sullo spettacolo indecente offerto dalle comparsate degli intellettuali sulle tv rai e mediaset, hai ragione tu. ancor di più se pensi all’oscenità di tuttolibri e delle pagine culturali della busiarda. ma se provi a scavare, se vai nei luoghi dove la tv non arriva, capita di non trovare veline ma gente che discute di cultura, fa cultura. ricerca, analizza, discute. e ci sono molti giovani. anche a radio rai c’è una boccata d’aria buona almeno una volta alla settimana, con l’argonauta la domenica sera. quando i politici del centro destra fanno altro
Mi intrometto e mi permetto.
I politici è meglio lasciarli perdere: non sanno, non fanno e comunque non interessa loro se non hanno un ritorno elettorale. La destra governa, ma non prende il potere. Potrebbe fare, ma non fa. Forse dato i personaggi (in cerca d’autore) meglio così.
Meglio la cultura dell’azione e l’azione della cultura. Fare, senza chiedere. Fare disinteressatamente. L’Idea c’è. Tornerà, ma non grazie ai politici. Dal basso la “giovinezza” si muove. Fa, sbaglia, cade e si rialza. Ma resiste e assalta. Come disse qualcuno “I ribelli siamo noi”.
Chiedo scusa per l’intromissione, ma l’argomento è questione che, con il clan a cui appartengo, un pò conosco.
mi pare sacrosanto il commento di alessandro
concordo
scusate gente fatemi capire. io, piccolo tapino, mi son sempre considerato uomo di destra. ai tempi addirittura die strema destra. poi ho capito che il motivo alla base del mio’ destrismo’ era solo insicurezza e desiderio di ‘esempi’ forti. a parte l’infelice battuta di carlo su goebbels (davvero carlo ti prego evita infelici citazioni che qua in inghilterra ti sarebbero meritevoli di una denuncia per apologia di reato), io vorrei capire: ma quali sono i principi cardine della cultura di destra? senza tanta demagogia mi spiegate in poche parole? e vi prego evitate la solita storia dell’amore patrio, dei confini da proteggere, dell’amore per la famiglia etc etc. perche tanto sapete bene che nn ci crede piu nessuno. in sintesi. quali sono sti valori? lo chiedo con interesse perche io davvero nn so piu cosa credere. grazie
Grazie a tutti coloro che sono intervenuti. L’intero articolo che abbiamo scritto, di cui su Facebook compare soltanto l’incipit, può essere letto (e commentato integralmente) a questo indirizzo:
http://www.marcovalerio.com/il-blog-aperto/interrogativi-sulla-cultura-di-destra
Vi saremmo grati se poteste trasferire e magari integrare le Vostre osservazioni e se riuscissimo a farne scaturire un po’ più ampio e articolato terreno di confronto.
Per chi vuole seguirlo su Facebook:
http://www.facebook.com/note.php?note_id=36676834750&ref=mf
rere ha scritto del suo essere di destra. un’immagine particolare, come sono particolati tutte le destre. e questo può essere un casino a livello politico, ma è una grande chances culturale. quale destra? la nouvelle droite di alain de benoit o i cattolici tradizionalisti? i liberali o i solidaristi? c’è solo l’imbarazzo della scelta. purché si decida di fare qualcosa. se l’unica politica culturale di destra è quella di promuovere solo ed esclusivamente chi è di sinistra, si va giustamente al suicidio. prima culturale e poi politico. nanni moretti va benissimo per guidare un festival del cinema anche con una regione che passasse a destra. ma servirebbero produttori di destra che favorissero la realizzazione di film di destra. invece i soldi servono solo per altre iniziative, molto meno culturali
Però bisogna formare “uomini nuovi” per dirla alla Codreanu ed Evola. E quindi bisogna partire dalla “giovinezza”, qualcuno ci provò, sui risultati…pensando a Scalfari, Bocca e tutti gli intellettuali banderuola, è meglio assai sorvolare. Comunque si deve partire dal basso, con umiltà. Ascoltando la gioventù, la “peggio gioventù” nel nostro caso.
Su quanto detto da rere, se nessuno credesse più a certi valori, allora ci sarebbe malafede o schizofrenia in chi tutti i giorni sta ritto sulle barricate.
Si potrebbe partire dal significato di Tradizione (per l’esegesi rimando ai vari autori che si sono cimentati nello spiegarla, con tutte le differenze del caso), dalla trinità Ordine-Gerarchia-Disciplina, dalla una visione sacra della vita. Ultimamente Tomaso Staiti di Cuddia ha scritto una lettera alla Santanché dove dà una bella definizione di ciò che si intende essere di Destra, la potete trovare su:
http://www.vivamafarka.com/forum/index.php?topic=37436.0
è un forum che gronda di giovinezza e di intelligenze scomode.
Chiedo nuovamente scusa per l’intrusione.
Perché mai scusarti? Non è un’intrusione, è un ben accetto contributo.
se dobbiamo, e sicuramente dobbiamo, partire dai giovani, è il caso che non si scusino quando intervengono, ma si impadroniscano degli spazi. nessuno regalerà alcunché, meglio che sia chiaro soprattutto a loro
è chiaro, è chiaro. E’ una questione di educazione, che qualcuno chiama sovrastruttura borghese, ma la forma al pari del contnuto è importante. Lo stile mi fa apprezzare i franchi tiratori di Firenze (come lo racconta Malaparte ne “La Pelle”) allo schiamazzare dei leberators.
Grazie per il giovane, ma da Fiume a Salò sarei già stato considerato vecchio!
Solo per Rere……del “politically correct” e dei procedimenti penali in Inghilterra per reati di opinione (quanto di più incivile l’eccesso d politicamente corretto possa escogitare), mi si ripassi la battuta…….,ma “fascisticamente Me ne Frego!”, e forse anche questa è cultura di destra: non sottomettersi supinamente ai diktat dell’imperante melassa sinistrese! Per il resto, come rifuggo da definizioni dottrinarie, che sono sempre al tempo stesso troppo ristrette ed omnicomprensive, credo che occorra uscire da schemi ritriti e volare “alto”: questa società del benessere materiale ha bisogno di Valori, li chiede inconsciamente e disperatamene ogni volta che si affanna ad acquistare un nuovo telefono cellulare o l’ultimo modeldo di antenna parabolica; ne grida la necessità in questa ansia di comunicare la propria solitudine. Occorre ripartire da zero: creare una coscienza di destra, sia pure sfaccettata nelle sue varie interpretazioni, e su uesta coscienza fondare una cultura basata sui Valori della Tradizione-ha ragione Vicario- reinterpretati alla luce dei tempi nuovi.
E’ quasi imbarazzante per noi mettere in evidenza un intervento di Beppe Grillo sul ruolo degli intelllettuali. Eppure il Grillone nazionale, cui non nascondiamo affatto la nostra simpatia come comico e la nostra antipatia politica, ogni tanto infila un coltellaccio nella piaga e ne fa venire fuori il pus…
http://www.beppegrillo.it/2009/09/gli_intellettuali/index.html?s=n2009-09-02
Se siete pigri o se per partito preso non volete andare a incrementare il contatore delle visite del suo bloggone, il suo intervento ve lo riportiamo qui:
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