Libri con le ruote. Per inseguire il lettore che fugge, le autostrade reali sono più utili di quelle informatiche. “Da gennaio saremo la prima casa editrice on the road”, annuncia Fiorenza Mursia tra gli scaffali della sua (ancora sedentaria) libreria milanese.
Tutto il catalogo della cinquantenne sigla dell’editoria italiana sarà caricato su quattro Tir: 3.800 titoli, 9 mila volumi per camion. Freccia a sinistra e via per lo Stivale, ventiquattro le “piazze” già prenotate per la prima tournée, nomadi come un circo, a vender libri nei piccoli centri dove le librerie muoiono come le farfalle d’inverno.
(Leggi l’articolo nella sua interezza su Repubblica)

L’idea messa in campo da Mursia, dobbiamo confessarlo, l’avevamo accarezzata a nostra volta. Decisamente più in piccolo, non con due autotreni, ma magari con un vecchio camper attrezzato. E quando dalla Regione Piemonte abbiamo ricevuto l’annuncio della decisione di finanziare una vera e propria liberia dell’editoria piemontese, abbiamo subito pensato: ecco, una vera idea da portare sul territorio.
Moltissimi sono i Comuni piemontesi, non solo di piccole dimensioni, privi di una libreria, ma che diciamo, addirittura di una cartolibreria. La crisi del settore certo non favorisce i piccoli centri, dove spazi dedicati al libro sopravviverebbero a fatica. Esistono, è vero, eccezioni significative, come Torre Pellice, ma si tratta di realtà con una propria tradizione culturale secolare.
Promuovere la produzione editoriale locale, attraverso un mezzo attrezzato che, a date fisse, magari in corrispondenza con i mercati tradizionali, si presentasse sulle piazze, rappresenterebbe sia un servizio per le comunità prive di librerie, sia un ottimo veicolo di promozione culturale per gli editori medi e piccoli.
La Regione ha invece recepito un progetto diverso, che ci vede francamente scettici. Finanziare e sostenere l’apertura di una libreria dedicata agli editori piemontesi situata obbligatoriamente nel centro storico di Torino. Ancora un volta il capoluogo assorbe tutte le risorse. Una critica che non riguarda soltanto il settore editoriale, ma che coinvolge tutta l’attività legata agli spettacoli e alla promozione in genere.
Oltre 150 mila euro saranno destinati, in tre anni, a pagare gli affitti e le spese di gestione di questa libreria, che tuttavia dovrà sostenersi con le proprie forze una volta terminati gli stanziamenti. Riesce difficile pensare che sarà così ed è altrettanto facile pronosticare che, al termine del triennio, secondo una prassi abituale, assisteremo a richieste di sostegno nel nome della difesa dei valori locali (diremmo noi localistici) oppure, più banalmente, alla chiusura dell’esperimento.
Un esperimento che, temiamo, appare destinato a fallire in partenza. Cosa unisce infatti i piccoli editori piemontesi fra loro? Produzioni diverse, posizionamento di mercato diverso. Alcuni marchi hanno fatto delle collane dedicate al Piemonte, siano esse turistiche, di narrativa o di saggistica squisitamente locale, un punto qualificante. Altri, tuttavia, pur nelle loro ridotte dimensioni, si misurano con una produzione di respiro nazionale e talvolta persino internazionale. Non esiste un’unicità di riferimento, anche nei confronti dei lettori. E non esiste neppure un filone culturale comune, che giustifichi una libreria di “orientamento” o “di progetto”. Di librerie “piemontesi” ne esistono già. Librerie che alla produzione locale e localistica dedicano attenzione e preminenza. In esse non trovano posto e non avrebbe senso lo trovassero, le produzioni degli editori regionali che non hanno valenza “provinciale”.

Un autobus sulle strade regionali
Quali lettori, esaurita la curiosità iniziale, si recheranno ad acquistare un libro prodotto da un editore piemontese in questa libreria finanziata con il denaro dei cittadini? Pochi. Davvero troppo pochi per giustificare un simile progetto.
Ben diverso sarebbe stato invece proporre, sul modello dell’iniziativa di Mursia, l’allestire un vera e propria libreria mobile. Non serve neppure un autotreno. Anzi, per raggiungere i piccoli comuni montani, meglio un camion sgangherato, sufficientemente attrezzato per trasformarsi rapidamente in un grande scaffale di libri accessibile ai lettori. Chissà che, lasciando i proponenti della libreria da centro città trastullarsi con i finanziamenti pubblici, qualche editore piemontese sì ma meno provinciale, prenda esempio dai milanesi e metta i propri libri su quattro ruote per farli viaggiare lontano.
Il furgone-libreria di Bompiani (1955)


Puoi acquistare


















Questo articolo ha 1 risposta al momento
[New Post] Una libreria per gli editori piemontesi? Sì, ma “on the road” – via @twitoaster http://www.marcovalerio.com/il-blog-aper...
Inserisci il tuo commento su questo tema