
Lo stand dei piemontesi
Nella precedente puntata di questo resoconto semiserio avevo anticipato che oggi vi avrei parlato della stampa e dei cinesi. Invece ho cambiato idea. Oggi parliamo di editori piemontesi. Bisogna dare atto a Gianni Oliva, assessore alla Cultura della Regione Piemonte, che questa volta ha davvero fatto le cose per bene. Un po’ di merito bisogna riconoscerlo anche a Eugenio Pintore e alle pimpanti ragazze di Ex-Libris, capitanate da Carmen Novella, che hanno pazientemente fatto da balia a una ventina di scatenati e un po’ provincialotti piemontesi armati di valigetta e cataloghi alla ricerca di occasioni per crescere.
Male hanno fatto sicuramente gli assenti, quegli editori che si sono limitati a esporre cinque titoli nel bellissimo stand offerto dalla Regione Piemonte senza affrontare il pur faticoso viaggio in Germania. Francoforte, prima ancora che per fare affari, è una grande occasione per imparare, capire, confrontarsi. Senza contare che, esserci di persona, significa essere visti dai distributori e dai grandi operatori del settore.
Per visitare gli otto padiglioni della Buchmesse non basta un giorno. A dire il vero non ne bastano neppure cinque, a meno di essere veri e propri maratoneti. Bisogna scegliere, organizzarsi e, se possibile, fissare in tempo utile gli appuntamenti, con settimane o addirittura mesi di anticipo. Altrimenti, si rischia di girare a vuoto per gli stand.
In ogni caso, anche girare da un padiglione all’altro, armati di valanghe di biglietti da visita, è un’esperienza utilissima. Spiare, capire, confrontare sono le tre parole d’ordine per i piccoli editori. Capire come si disegnano bene le copertine, come si articola un percorso su una collana, come si sviluppa un’azione di marketing sul libro. Magari, perché no, rubare idee per nuove pubblicazioni.
Il povero redattore ordinario come mezzi a disposizione non aveva neppure una macchina fotografica per carpire spunti. Il Direttore Editoriale, prima della partenza aveva solennemente dichiarato: «La nostra è una casa editrice di cultura, saldamente ancorata ai valori della tradizione, che rifugge dalla rincorsa ai gadget tecnologici.» In parole povere significava: impara tutto a memoria e se proprio non ci riesci, prendi appunti. Come dotazione aziendale, il redattore ordinario ha ricevuto: due bloc notes, di cui uno tascabile, tre penne e una matita. La matita è servita per fare schizzi delle copertine altrui. Tenuto conto che non ha la minima capacità nel disegnare, potete immaginare fin d’ora quali orrori scaturiranno da questa operazione spionistica sulle copertine di tutto il mondo. Per fortuna, i grafici sanno bene cosa farsene dei suggerimenti del redattore ordinario…

Libri in mostra alla Fiera del Libro di Francoforte
Nella prossima puntata parleremo, e questa volta per davvero, degli stampatori cinesi.







