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La via del Buddha è una via di amore e di conoscenza, un viaggio senza meta, ma con una precisa direzione; un percorso dal malsano al sano, dalla malattia alla guarigione, dalla prigione delle abitudini e dell’attaccamento alla libertà dai confini, dalla reazione all’azione, dall’illusione alla realtà, dallo stato di sonno a quello del risveglio.
Il Buddha ci parla in tempi diversi e da luoghi diversi, con linguaggi diversi. Quello che viene detto è per il bene di chi ascolta; la parola del Buddha è pragmatica, terapeutica e la terapia che il Buddha indica non è mai sintomatica, non mira alla semplice eliminazione del sintomo, ma alla scoperta del problema e delle sue origini profonde, fino alla radicale estinzione del malessere e delle sue cause.
Il sentiero che il Buddha propone di percorrere non è un sentiero di fede; la realtà va svelata, il sentiero va percorso.
Il Buddha non è un liberatore, non è un Dio, non è un profeta e non farà il viaggio per noi.
Il Buddha indica la strada, invita al viaggio. Le sue parole non consolano, non illudono non promettono; le sue parole svegliano, risvegliano.
Tutto l’insegnamento del Buddha riguarda la realtà e la mente che la percepisce. Il Buddha ci parla di noi, di ciò che è più intimamente e più profondamente in noi; il Buddha parla di noi stessi, di ciò che siamo, ci da gli strumenti per dissipare il velo di illusione che ci impedisce di vedere e ci insegna a guardare, a percepire e conoscere in profondità.
Posare lo sguardo su un oggetto significa rimanere in superficie; guardare senza vedere nulla è guardare in profondità. O, meglio: guardare senza un soggetto che guarda e senza un oggetto che viene visto è vedere la realtà.
Cosa sono soggetto ed oggetto? Cosa è l’io, l’ego, chi o cosa percepisce in realtà? E cosa viene percepito?
Andare a fondo in questa ricerca e porsi la questione in modo autentico e senza preconcetti, senza risposte preconfezionate, significa non dare nulla per scontato ed iniziare un percorso di ricerca autentico, spregiudicato, senza giudizi e pregiudizi, ma aperto e sincero.
Il Buddha non dà la risposta, ma pone la domanda fondamentale e ciò che ci propone è lo strumento, la via, l’indicazione preziosa per giungere da noi stessi alla risposta, alla verità, alla realtà ultima ed infine alla guarigione radicale e profonda, al risveglio.
Ci sono molti modi per parlare del Buddhismo, e Guido sceglie appunto di parlare, non di scrivere, proprio come facevano i mercanti e i viaggiatori entusiasti che hanno contribuito a diffondere il Buddhismo oltre i confini dell’India; proprio come facevano i Bikku (monaci) nei primi tempi - ed il Buddha prima di loro - oltre 2500 anni fa.
Guido non è nuovo alle tradizioni spirituali d’Oriente, ma la scoperta della via del Buddha instilla nel suo eloquio un tocco di entusiasmo, di innocenza e di ingenuità, che, invece di essere occultati nel testo scritto, vengono, al contrario, evidenziati nell’espressione verbale, nell’oralità del discorso, tanto più che l’autore non si pone come maestro, o guru, ma, come qualcuno che semplicemente ha scoperto un tesoro di così inestimabile valore che non può che essere condiviso e che sembra dire ad altri che hanno iniziato, o stanno per iniziare, un cammino di ricerca:
“Venite, venite a vedere, ho trovato una pista per un antico e prezioso sentiero”.
La tradizione del Buddha è, infatti, una tradizione antica e si trasmette come un contagio positivo, fertilizzando e arricchendo le culture con le quali viene in contatto; è una rivoluzione dolce, non violenta; una diffusione ed una infusione di amore e di conoscenza.
Ci sono molti modi per parlare del Buddhismo, come dicevo, ma, in fondo, non si può che parlarne con il linguaggio dell’amore e della gentilezza e non si può che guardare a ciò che il Buddha ci indica con lo sguardo del principiante, dell’apprendista, del novizio:, uno sguardo vergine sul mondo e sulla realtà.
Molte sono le vie d’accesso al Dharma, e nessuna è migliore o peggiore delle altre; ma, ognuna è preziosa per chi la percorre.
Da qualunque porta siate entrati, ora siete i benvenuti.
Che ogni cosa sia propizia!
(Antonello Marzocchella)
(Dharma Ling Osel Cho Ling)
http://www.buddhismo-napoli.it/
Un Dharma Ling (luogo dell’insegnamento), è uno spazio dedicato alla pratica e allo studio dell’insegnamento del Buddha, in una dinamica di gruppo. Rappresenta una via di accesso al Dharma che permette a tutti quelli che lo desiderano di praticare correttamente la meditazione e di studiare la via del Buddha.
Il Dharma Ling di Napoli è stato fondato nel febbraio del 2000 da Lama Denys Tendroup, superiore della congregazione “Shanga Dachang Rimay” ed allievo diretto di Kyabdjé Kalu Rimpocè, uno dei maggiori esponenti del lignaggio Kagyupa, di tradizione tibetana.
Presidente onorario dell'Unione Buddhista Europea e Membro del Comitato del Consiglio Inter Religioso dell'UNESCO, Lama Denys Tendroup è anche cofondatore dell'Iniziativa delle Tradizioni Unite. Inspirato dall'apertura di Sua Santità, il Dalai Lama, partecipa a numerose iniziative in favore dell'incontro delle tradizioni e dello sviluppo di una cultura di pace e di non-violenza.
Egli è il fondatore e superiore del "Sangha Dachang Rimé", congregazione riconosciuta dallo Stato francese, che raggruppa l'Istituto Karma Ling e altri centri in Francia, in Europa e nel mondo.
Antonello Marzocchella è l’Insegnante di Dharma nel Dharma Ling di Napoli, a ciò preposto dallo stesso Lama Denys Tendroup
Guido Da Todi, della Scuola Theravada, si ritiene molto onorato per l’apprezzamento fiducioso datogli da Antonello Marzocchella, quale rappresentante del puro lignaggio Mahayana e della Scuola del Buddhismo Tibetano.
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