 |
“Le città del deserto” non ci racconta di un viaggio fatto, ma ci spinge ad intraprendere uno noi stessi.
Nei vari racconti, che sono una metafora della società, potremo riflettere sul mistero della vita attraverso la ricerca di esperienze; di come il cammino sia a volte tortuoso e di come ci facciamo abbagliare da miraggi e illusioni. Ci chiederemo chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, e del perché non sappiamo più dare la giusta importanza a quello che la natura ci offre.
Vedremo punti di vista distanti, immobilismo per incapacità a prendere in considerazione nuove prospettive (“è sbagliato ma si è sempre fatto così…” ).
Chi ha dettato le regole di questa società, ha interesse che le cose rimangano come sono, evitando che qualcuno apporti sostanziali pericolose novità; ci faranno evitare di cercare nuove strade (“si sa quello che si lascia ma non si sa quello che si trova”); e ci si ritrova soli in mezzo ad un affollata città, solo l’amore può cancellare la solitudine.
Dovremmo trarre insegnamento dalle passate esperienze, invece di fare sempre gli stessi errori. Certo, è più rassicurante lasciare le cose come stanno piuttosto che intraprendere nuovi percorsi ignoti e incerti che vengono scoraggiati dai più.
Tutto deve essere sotto il controllo dell’autorità costituita, anche i desideri vengono preconfezionati in modo che sembrino propri, mentre invece sono indotti da chi ha interesse a farceli avere.
Solo di fronte alla morte ci si rende conto che la malvagità non paga e che bisognerebbe avere rispetto di tutti e di tutto.
Per rimediare ad una cosa sbagliata, a volte il rimedio che troviamo è peggiore del danno già causato. Stiamo rovinando il paesaggio anche laddove esistono gioielli architettonici, vere opere d’arte.
La guerra non può essere il mezzo per dirimere contrasti anche se viene travestita da missione di pace e non si deve accettare in nome di un bene comune al di là da venire, perché rimarrà sempre e solo violenza.
A volte si cerca ciò che non troveremo mai perché non esiste o perché cambiano le nostre prospettive.
Il razzismo viene incentivato come “tradizione” e anche la violenza viene tollerata come “male inevitabile”.
Nella città inaccessibile, per quanto si ricerchi la perfezione, la bellezza, la purezza, non si riuscirà mai a raggiungerla, rimane un miraggio.
Cambiando i parametri di alcune regole si modella il concetto di libertà che di fatto viene ristretto.
Regole faziose e inutili.
Ci si perde in desideri futili non avendo ben chiara la meta.
Troppe cose ci distolgono da un punto fermo: l’amore.
Non riusciamo a far tesoro di quello che ci viene insegnato: i nostri saperi sono buttati come sabbia al vento!
Rating: [5 su 5 stelle!] |
 |
|