Se la Fiera del Libro si fa i conti in tasca da sola…

La Fiera del Libro di Torino non è un carrozzone mangiasoldi. Anzi. E’ una formidabile organizzazione economica con fantastiche ricadute economiche sull’intera Regione. Altro che Fiat, altro che tessuto produttivo. Se in Piemonte riusciamo a mettere insieme il pranzo con la cena lo dobbiamo proprio alla fantastica organizzazione presieduta da Rolando Picchioni.

Ci credete? Noi no naturalmente, ma questo, in sintesi estrema, è quanto ci propina oggi una certa stampa di parte.


Rolando Picchioni

Rolando Picchioni

Titola Repubblica:

Ricerca di Fitzcarraldo: ecco quanto rendono i giorni del Salone. Un business da 30 milioni. Nelle Langhe rinasce il premio fotocopia del Grinzane.

e prosegue:

Le anticipazioni della ricerca, in sostanza, smentiscono in modo clamoroso quanti avevano ipotizzato qualche mese fa che, per risparmiare denaro pubblico, si sarebbe dovuto biennalizzare il Salone del Libro. Non soltanto la manifestazione del Lingotto può vantare ormai un radicamento al di là di Torino e del Piemonte, ma fa guadagnare parecchio denaro. È l´esatto contrario di quanto succedeva con il Premio Grinzane Cavour, che, scandali e malversazioni a parte, incassava moltissimo (denaro pubblico) e non rendeva un bel niente.

Che Rolando Picchioni difenda la propria creatura è cosa legittima. Che per difendere il carrozzone  si rivolga alla Fondazione Fitzcarraldo può anche essere una mossa accorta, soprattutto alla vigilia dell’accordo che dovrebbe consegnare nelle sue mani l’eredità di quel capolavoro dello sperpero che fu il Premio Grinzane Cavour.

Peccato che duemila interviste su 300 mila visitatori non siano propriamente un campione rappresentativo. Peccato che  i numeri dicano che l’intera partita non quadra. Perché se come dichiara Picchioni, gli espositori alla Fiera erano 1400 (sono numeri suoi, non nostri, anche se sull’elenco ufficiale del sito internet erano appena mille, ma tant’è, i giornalisti gli elenchi tanto non li consultano e poi notoriamente non sanno fare le addizioni…) con una spesa media di 4 mila euro a stand solo per occupare lo spazio, hanno lasciato sul campo 5 milioni e mezzo di euro. Se poi si calcola il costo del personale e delle trasferte, la spesa triplica, e quindi si arriva oltre ai 15 milioni di euro di incasso lordo… ecco che il volgare pallottoliere rivela come la Fiera si traduca per il settore in una perdita netta. Piccola certo, ma netta.

Quanto all’indotto, vogliamo crederci. Come qualche anno fa abbiamo creduto a quanti spiegavano ai piemontesi che le Olimpiadi invernali sarebbero state il business del secolo. I conti basta farli con un pallottoliere che fa solo addizioni e nessuna sottrazione. Angelo Soria era un esperto in materia di pallottolieri truccati.

Qui di trucco c’è solo una propaganda maldestra. Se chi decide le politiche culturali nella nostra Regione prestasse maggiore attenzione, forse ci eviteremmo tutti quanti, fra qualche anno, di  interrogarci sul perdurare dell’isolamento culturale del Piemonte.


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