La scrittura è per il 10 per cento ispirazione e per il 90 per cento traspirazione. La frase è attribuita a Frank O’Connor e sicuramente nelle case editrici mai adagio fu tanto condiviso. Un bel blog, autorevole e simpatico, malgrado la spiacevole presenza degli adsense di Google che vi pubblicizzano frotte di editori a pagamento, ha lanciato alcuni giorni or sono un’iniziativa che va proprio nel senso della… traspirazione.
Scrivere un romanzo in cento giorni è il titolo dell’iniziativa, una serie di lezioni su come procedere spediti alla meta di produrre un’opera di narrativa leggibile e, possibilmente, pubblicabile, nell’arco di un’estate.
Le lezioni attualmente in linea sono 45 e vale la pena di leggerle tutte. Se termini come “coerenza”, “omofonia”, “consecutio”, “paratassi” e “ipotassi” vi sono ostici, beh, allora partite pure dalla lezione numero 1. Ne vale la pena.
L’autore del blog promette:
“Se ascolterete i miei consigli e li seguirete, vi garantisco che fra circa tre mesi avrete un romanzo in mano. Per farne cosa? Ciò che desiderate: tentare di pubblicarlo con una casa editrice, conservarlo per poi leggerlo ai vostri nipoti il prossimo Natale, mandarlo a qualche concorso, regalarlo ai genitori, alla moglie, al marito, ai fidanzati, al professore del liceo.
Durante i prossimi cento giorni c’è un obiettivo, dovrete fare qualche rinuncia, vi troverete a dormire magari un’ora in meno, ridurrete le telefonate, vi parlerò anche di questo.
Il punto focale è che non sarà una passeggiata, neppure un’arrampicata a un muro, ma vi sarà richiesto impegno e partecipazione, altrimenti, come per ogni cosa, il desiderio non diventerà realtà.”
Quasi quasi, gli crediamo anche noi.


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